L’attentato Era in gita scolastica la ragazzina francese uccisa

Pochissimi turisti in giro nella piazza Al Hussein del Cairo e molti agenti della sicurezza in divisa e in borghese. All’indomani dell’attentato che ha provocato la morte di una ragazzina francese di 17 anni e il ferimento di altre 24 persone (tra cui tre egiziani, tre sauditi, un tedesco e 17 componenti della comitiva di studenti francesi in gita di cui faceva parte la vittima, quasi tutti provenienti da Levallois-Perret, nord-ovest di Parigi) in Egitto è l’ora del cordoglio e delle indagini.
Secondo la tv satellitare Al Arabyia sono 14 in tutto le persone fermate dalla polizia egiziana perché sospettate di aver organizzato l’attentato. Tra loro ci sarebbero anche tre pakistani, tutti presenti sul luogo dell’attentato nel momento della deflagrazione o fermati nel corso della scorsa notte. Altre persone fermate ieri, tra cui le due donne con il velo integrale e l’uomo con una camicia e la barba lunga, sono state invece rilasciate dopo una serie di interrogatori insieme ad altre fermate nell’ambito delle indagini. Anche nei riguardi dei 14 fermati di oggi - i cui interrogatori sono ancora in corso - non ci sarebbero tuttavia elementi decisivi a stabilirne le eventuali responsabilità.
Sul luogo dell’attentato resta una fossa di trenta centimetri di diametro: in quel punto era la panchina in granito rosa sulla quale ieri sera sedeva la studentessa francese di diciassette anni rimasta uccisa. Tra i feriti anche una giovane i cui polmoni sono stati trapassati da una scheggia. Rischiava la vita, ma ora si sta riprendendo. Ad assistere lei e gli altri feriti sono arrivati da Parigi in aereo sei medici francesi e alcuni parenti.