L’attentato a Nassirya gela la festa dell’Arma

Claudia Passa

La folla assiepata in piazza di Siena ammutolisce poco per volta, gli applausi e le esclamazioni di gioia si tramutano in sussurri, poi il triste annuncio. E il silenzio. Così la notizia dell’attentato in Irak ha spezzato la Festa dei Carabinieri per il 192esimo anniversario della fondazione dell’Arma. Un passaparola fra gli spettatori ignari, la consapevolezza che si fa strada e che diventa certezza quando lo speaker annuncia che il carosello del Reggimento a cavallo in programma a chiusura della manifestazione è annullato in onore degli italiani coinvolti nella tragedia. A loro piazza di Siena ha dedicato un minuto di silenzio prima di lasciare Villa Borghese.
A far intuire che qualcosa di grave fosse accaduto erano state inizialmente le parole del ministro della Difesa Arturo Parisi, che pronunciando il suo discorso al cospetto del Capo dello Stato, del comandante generale Luciano Gottardo e delle autorità di governo aveva parlato di notizie appena giunte a proposito di «sangue italiano» versato in Irak, di «caduti che vanno ad aggiungersi a coloro che hanno perso la vita in precedenti missioni e ai carabinieri che sul territorio nazionale si sono immolati per garantire l’ordine democratico e la difesa della legalità». Ma poi il discorso di Parisi era proseguito su altre strade. Poco più tardi, una voce ha ordinato di abbassare la bandiera, quindi il viavai incessante lungo il perimetro dell’arena e nei pressi della tribuna delle autorità.
Di caduti in nome della Patria fino a quel momento s’era parlato solo per ricordare i dodici eroi dell’Arma sacrificatisi nel 2005 e le altre sei vittime nei primi quattro mesi di quest’anno, e al momento della consegna delle medaglie dalle mani del presidente Napolitano ai familiari dei carabinieri mortalmente colpiti nell’adempimento del servizio, a uomini dell’Arma distintisi per meriti particolari, e alla bandiera della Benemerita. Ma poi, in un istante, il sacrificio dei militari italiani in missione di pace in Irak è diventato di stringente attualità. La cerimonia s’è interrotta fra lo sgomento dei presenti, mentre fra gli spalti i dettagli della notizia della tragedia di Nassirya si andavano precisando: nel convoglio colpito da un ordigno fatto esplodere a distanza, secondo un cliché ormai tristemente noto agli uomini di Antica Babilonia, viaggiavano soldati dell’Esercito. Nulla di più si sapeva mentre i reparti lasciavano uno dopo l’altro piazza di Siena e le migliaia di presenti si accalcavano all’uscita.
Quando ieri mattina il generale Gottardo ha aperto i festeggiamenti per il «compleanno» dell’Arma, nessuno poteva immaginare che la giornata si sarebbe conclusa così tragicamente. Nella splendida cornice del parco del comando di viale Romania, il comandante - prossimo alla scadenza del mandato - ha voluto ricordare i suoi uomini impegnati in Italia e all’estero. I carabinieri dei 5mila presidi territoriali, i reparti e i nuclei speciali. Dal Ros (raggruppamento operativo speciale, in prima linea nella lotta al terrorismo endogeno e internazionale) al Racis (raggruppamento che fornisce un supporto scientifico d’avanguardia nelle indagini), dal Nivd (nucleo per l’identificazione delle vittime dei disastri, distintosi in occasione dello tsunami) ai reggimenti Msu (unità specializzata multinazionale, impegnata in Irak e Kosovo), e via dicendo lungo il nutrito elenco di reparti, nuclei e unità che costituiscono l’orgoglio dell’Arma e il segreto della sua eccellenza nella tutela della sicurezza dei cittadini, nella lotta alla criminalità comune, alla criminalità organizzata, al terrorismo interno e internazionale a causa del quale ancora ieri sangue italiano è stato versato lungo la difficile strada verso la democrazia e la libertà.