L’attenzione agli equilibri interni e la pochezza politica verso le urne

di Claudio Papini

Leggendo il suo fondo del 26 gennaio, non si può non restare sorpresi. D’altra parte il titolo «Il Pdl pensi al candidato sindaco e non ai congressi» è piuttosto eloquente, non in senso ironico ma accorato di fronte a quella che appare, allo stato odierno delle cose, una battaglia (quella per la candidatura a primo cittadino di Genova) già conclusa anticipatamente con una sconfitta. Premesso che è sempre meglio essere bocciati dagli altri che non da se stessi, è però indubbio che questa attenzione esagerata agli equilibri interni denuncia un’inusitata pochezza (politica) in riferimento alla necessità di mobilitare il partito e l’elettorato proprio in vista della prova elettorale. Ho i miei dubbi che questo possa essere fatto attraverso una prova congressuale, visto che nemmeno negli anni più floridi (di consenso) a Silvio Berlusconi, il centrodestra ligure riuscì a prevalere. D’altro canto la prova elettorale, non può che essere il frutto di un lungo lavoro di militanza, esercitato e comunicato a stretto contatto con i membri del partito e dell’elettorato (e questo occorre ancora fare di qui alle elezioni senza risparmiarsi lo sforzo per prevalere).
L’insoddisfazione che trapela dal suo fondo è una testimonianza che anche lei ha avvertito quello che gli elettori vicini al centrodestra hanno già presentito da tempo, cioè che quella debolezza che era già presente nel passato prossimo, è venuta facendosi palpabile con la (momentanea) uscita di scena di Silvio Berlusconi. Lo strumento-partito si è impantanato di fronte alla mancanza di una leadership dinamica e sicura. D’altra parte non si è avvertita nemmeno più la forte presenza di Claudio Scajola (pur se la preponderanza della difesa del feudo d’Imperia ha finito con il nuocere per più versi al genovesato, diviso da quelle che si possono definire bonariamente «risse di corrente»). Credo che tocchi oggi ad Alfano inviare un suo plenipotenziario a vedere che cosa stia accadendo nel Pdl ligure in relazione alle prove elettorali prossime venture. Il partito non può limitarsi a galleggiare facendo sfilare (nelle passerelle congressuali) i suoi soliti «gioielli», ma individuato con ogni mezzo razionalmente attendibile un candidato all’onor del mondo, deve entrare decisamente in campagna elettorale, avviando nel contempo la ricerca di tutte le alleanze credibili su piazza. Ci sarà tempo, in autunno a celebrare i congressi (o per il rilancio del partito in caso di sconfitta, o per un accrescimento legittimo della sua presenza in caso di vittoria, che è la migliore cassa di risonanza taumaturgica per le ripetute ferite pregresse).
Esistono ancora nel Pdl ligure una forza e un’energia capaci di affrontare una competizione senza correre il rischio di sfigurare? Oppure occorre rassegnarsi alle ritualità stanche che in tutti questi anni si sono reiterate senza produrre davvero qualcosa di nuovo, in maniera tale da delineare negli elettori attivi e passivi la convinzione che si potesse gareggiare per la supremazia, riducendo per un certo numero di anni la presenza di un regime di sinistra-centro che ormai di fronte alle «belle prove» offerte anche nel recentissimo passato sopravvive a se stesso, incapace di rinnovarsi.