L’attesa di Silvio: se il Fli vuole logorarmi si vota

Berlusconi aspetta il discorso di Perugia ma ormai non si fida più ed è
determinato a costringere Fini ad assumersi la responsabilità dello
strappo. Già iniziate le grandi manovre per il ritorno alle urne:
ministri mobilitati sul territorio. Cichitto: "La scelta di Gianfranco dovrà essere netta, no a risposte ambigue"

Roma «Aspettiamo. Tra poche ore potremo giudicare». Anche in privato il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, cerca di non prestare il fianco alle polemiche e prosegue sulla stessa linea seguita sia alla Direzione nazionale del Pdl che nell’ultimo Consiglio dei ministri: agire attraverso i fatti e le assunzioni di responsabilità. Anche per questo motivo ieri è stata un sabato di insolito riposo, lontano dall’esposizione mediatica, con ritorno ad Arcore nel tardo pomeriggio.
La differenza è, però, nei toni e nei modi con i quali si rivolge agli interlocutori. Le invettive di Bocchino alla convention di Fli non sono giunte del tutto inattese. Il premier sa benissimo che oggi Gianfranco Fini sarà molto duro nei suoi confronti brandendo, oltre all’arma del giustizialismo, anche quella della questione etico-morale. Non farà strappi il presidente della Camera perché sa benissimo che su di lui ricadrebbe la colpa dell’«aver staccato la spina», ma continuerà con la sua incessante opera di logoramento magari cercando sponde nell’opposizione e nella magistratura.
Il dialogo con le «colombe» di Fli non si è mai interrotto. Ma il Cavaliere è consapevole della portata delle dichiarazioni del braccio destro di Fini. Se si afferma che «si andrà oltre l’appoggio esterno» e che «il patto di legislatura è solo una formula», è palese l’intenzione di mettere Berlusconi nel centro del mirino. E anche le «colombe» potrebbero non essere più in grado di rimettere assieme i cocci in questo continuo e ineffabile gioco del cerino.
Per dirla tutta, quindi, nel presidente del Consiglio c’è la piena consapevolezza che le elezioni anticipate non siano così remote, anzi. Nel frattempo proseguirà la strategia dell’attesa giacché l’avvicinarsi della fine dell’anno (oltreché della sentenza della Consulta sul legittimo impedimento) restringerà gli spazi per le manovre ribaltoniste. Sebbene la campagna acquisti dei finiani, soprattutto al Senato, sia destinata a durare oltre il 31 dicembre in caso di prosecuzione della legislatura.
L’atteggiamento paziente non implica la rinuncia al contraddittorio e alla difesa delle proprie posizioni. Il capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto, ha manifestato quali siano le reali intenzioni della maggioranza. «Vedremo se Fini darà una risposta positiva e costruttiva, che deve essere ben diversa sia dalla scelta per la crisi sia anche da una linea di logoramento della coalizione», ha commentato. Il vicepresidente dei deputati, Osvaldo Napoli, ha invitato Bocchino «la cui unica attività pare sia diventata aprire la bocca per prendere aria a tradurre le confuse idee politiche in atti parlamentari», mentre il sottosegretario Bonaiuti ha rintuzzato gli attacchi quotidiani del segretario pd Bersani.
Analogamente non si può certo definire una pura e semplice casualità il fatto che la giornata di ieri sia stata contraddistinta da una fitta agenda di impegni pubblici per i vertici del Pdl come i ministri Gelmini, La Russa, Sacconi, Fitto e il capogruppo al Senato Gasparri. La presenza sul territorio potrebbe diventare un fattore sempre più determinante nelle prossime settimane. Anche se gli ottimisti come Saverio Romano (Pid) contano di puntellare la maggioranza con nuovi ingressi nel gruppo dei «responsabili» entro la fine dell’anno. Ma sono parole pronunciate prima di una domenica che si annuncia molto difficile.