L’atteso centro per clandestini ora è più urgente

Egregio Direttore, il Nuovo Psi di Genova, relativamente alla realizzazione di un Centro di permanenza temporanea per immigrati clandestini, intende contribuire, nel merito, al dibattito. Appare ormai chiaro, dopo gli attentati di Londra E Sharm, che il terrorismo integralista Islamico, dopo aver «militarizzato» l’Europa ed in particolare il nostro Paese, con il massiccio flusso migratorio, anche clandestino, è in grado di colpire ovunque facendo leva sull’ideologia confessionale. L’Europa che temeva l’invasione dall’est del dopo Unione sovietica, non ha voluto capire, vedere, agire ed oggi dopo Madrid e Londra fa i conti anche con questo vuoto politico riempito con il pacifismo di maniera, con l’esaltazione del dialogo, del multiculturalismo e del buonismo a senso unico, mettendo in discussione anche le proprie identità culturali e financo religiose. Qui da noi tutto si restringe ad una visione casalinga strumentale ad un dibattito politico di bassissimo profilo. Ci si domanda se i centri di permanenza temporanea siano di sinistra o di destra, 14 regioni di centrosinistra ne rifiutano la realizzazione, come se l’adozione di misure atte a preservare la sicurezza dei cittadini sia prerogativa di un solo schieramento; sembra di assistere alla commedia napoletana sulla ricerca dei siti per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani. Ma ora che la Francia ha sospeso Schengen, ma altre Nazioni si stanno accingendo, da noi, che siamo stati per gran parte degli immigrati clandestini paese di transito, si rischia la stanzialità per tutti i nuovi arrivi. Credo non sia più sostenibile, oggettivamente, la libera scelta del rimpatrio agli extracomunitari clandestini, decorsi i termini di permanenza nei centri, e di circolare liberamente e sparire come accade nella stragrande maggioranza dei casi, senza che, peraltro, ne rimanga traccia identificativa. Credo che debbano essere anche considerate le esigenze di copertura del turnover oltre i limiti fissati dalla Legge. La condizione essenziale è che il Centro non sia solo struttura per uno «stand by» in attesa di rimpatri coatti, che non potranno necessariamente toccare tutti, ma sia in grado di censire i dati personali, la reperibilità, la qualità professionale ed il profilo sanitario e capace di veicolare in accordo con le Associazioni imprenditoriali e le aziende la manodopera occorrente. Mi pare che in questa direzione si possa sviluppare una politica di sinistra attenta anche ai diritti di questa gente.
Gian Sanna Francesco