L’atto d’accusa Colpa della società: non ha rispettato gli impegni presi

di Tony Damascelli

Dal sito della Juventus football club: «Obiettivi e Strategie. La Juventus è la società di calcio professionistico più amata in Italia e tra le più seguite al mondo. In Italia i fans bianconeri sono circa 12 milioni, distribuiti in modo uniforme su tutto il territorio. La Juventus è regina di tifo in 11 regioni. Nel mondo i simpatizzanti bianconeri sono oltre 170 milioni, la maggior parte dei quali in Oriente (100 milioni circa). In Europa i fans juventini sono circa 43 milioni. Il primo fondamentale scopo della Juventus è dare ai propri sostenitori le più ampie soddisfazioni sportive, vivendo il calcio da protagonista e proseguendo una tradizione vincente che si è confermata nel corso degli oltre cento anni di gloriosa storia. Questa finalità viene perseguita seguendo regole ben precise, che la società ha deciso di raccogliere in un codice etico al quale dipendenti, collaboratori e consulenti sono obbligati a far fede. Tra i principi fondamentali c’è la volontà di promuovere l’etica sportiva e conciliare la dimensione professionistica ed economica del calcio con la sua valenza etica e sociale, mantenendo nel tempo uno stile di condotta consono alla propria tradizione, nel rispetto dei propri sostenitori e di tutti gli sportivi. La Juventus, in qualità di società quotata in Borsa, ha anche una serie di doveri nei confronti dei suoi azionisti, con i quali vuole mantenere e sviluppare un rapporto di fiducia. Alcuni degli obiettivi che la società si pone in questo senso sono la valorizzazione del proprio marchio, il mantenimento di un’organizzazione sportiva di livello tecnico eccellente, lo studio e la realizzazione di progetti di diversificazione di attività».
Basterebbero queste righe per capire che il presidente, l’amministratore delegato e il direttore della Juventus football club «sono» venuti meno ai loro impegni. Ma costui è un uomo solo al comando, chiedo scusa a Fausto Coppi e a Mario Ferretti, il suo nome è Jean Claude, il suo cognome è Blanc. Subito dopo le «quattro birre bavaresi», ha detto: «Nei momenti difficili bisogna dimostrare l’attaccamento alla Juventus». Vero e anche falso.
Punto A: nei momenti difficili, estate del duemila e sei, Cannavaro, Ibrahimovic, Thuram, Zambrotta, Emerson e Capello dimostrarono l’attaccamento supposto?
Punto B: nella stessa estate, la tesi difensiva della società Juventus chiese la retrocessione per confermare il proprio attaccamento alla squadra?
Punto C: nell’ultima vicenda processuale sul doping amministrativo l’attuale società che chiedeva il patteggiamento, mentre il tribunale ha assolto gli imputati, lo ha fatto per attaccamento alla Juventus?
Non sono necessarie le risposte. La Juventus è fuori dall’Europa più importante, quella della Champions league, ma può sperare nell’Europa league che è sempre un bel traguardo visti gli «obiettivi e strategie» di cui sopra. Senza tralasciare gli oltre ottanta milioni di euro spesi per Almiron, Thiago, Melo Felipe e Diego e il crollo del titolo azionario, ieri alla Borsa di Milano. Ovviamente la colpa è dell’allenatore, il solo che può perdere il posto per incapacità o incompetenza. Gli altri, calciatori e dirigenti, hanno il lasciapassare eterno. Tra mille voci, banali e scontate, segnalo il silenzio dell'azionista di riferimento, John Yaki Elkann, il quale, la sera prima della disfatta, aveva presenziato alla prima della Scala. Credo di avere sentito una risata lontana, deve essere il nonno. Alla prossima.