L’atto finale di Wojtyla: blindati gli archivi Vaticani

Persino il Sant’Uffizio perde parte della sua autonomia

Andrea Tornielli

da Roma

È l’ultimo documento importante promulgato da Giovanni Paolo II pochi giorni prima della morte, ma è passato completamente sotto silenzio, pur trattandosi di una riforma importante che tocca una materia molto dibattuta in occasione delle recenti polemiche su Pio XII, quella della gestione degli archivi vaticani. Si tratta della «legge sugli archivi della Santa Sede», un testo normativo di una trentina di pagine precedute da un Motu proprio firmato da Papa Wojtyla all’inizio della Settimana Santa, lunedì 21 marzo, dodici giorni prima della sua morte, quando già la gravità della malattia era evidente.
La principale novità di questo testo - che ha suscitato diversi malumori ed è stato contrastato - è il rafforzamento del ruolo dell’Archivio segreto vaticano rispetto ad analoghe istituzioni presenti nella Curia romana, e la creazione di un organismo di controllo, la «Commissione centrale per gli archivi della Santa Sede» che vigilerà, stabilirà i metodi e criteri di conservazione e soprattutto sovrintederà ai «versamenti», cioè al passaggio dei documenti dai vari archivi all’Archivio segreto.
Nel Motu proprio di presentazione, Giovanni Paolo II ha ricordato di aver compiuto «atti che crediamo abbiano giovato alla ricerca dei documenti e alla stessa maturazione storiografica di taluni periodi e di particolari aspetti della vita della Chiesa». Anche se non lo esplicita, qui Wojtyla si riferisce alla decisione di anticipare l’apertura di alcuni fondi del pontificato di Papa Ratti relativi ai rapporti tra Vaticano e Germania nazista. Giovanni Paolo II ha scritto di voler intervenire per ordinare «in modo univoco e per alcuni aspetti innovativo tutti gli archivi della Santa Sede».
La Segreteria di Stato, nella persona del Sostituto, l’arcivescovo Leonardo Sandri, e il Prefetto dell’Archivio segreto vaticano, padre Sergio Pagano, avranno ora il compito e l’autorità di sovrintendere. Fino ad oggi accadeva che i vari archivi avessero una gestione autonoma. L’Archivio della Segreteria di Stato, il cui responsabile è il gesuita Marcel Chappin, e i cui fondi si trovano nella Torre Borgia, è quello che contiene tutti i documenti importanti. Da qui, con discrezionalità, molti di questi ultimi venivano «versati» all’Archivio segreto vaticano. Anche la Congregazione per la dottrina della fede, l’ex Sant’Uffizio, ha un archivio famoso e ricco di documenti. Oltre a questi due, gli altri archivi che la nuova normativa sottoporrà di fatto al controllo dell’Archivio segreto sono quelli della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli, della Penitenzieria apostolica, della Fabbrica di San Pietro e del Governatorato.
La legge non obbliga gli altri archivi a «versare» i loro documenti vecchi di almeno 35 anni all’Archivio segreto, dato che potranno continuare a conservarli presso un loro «separato archivio storico», che sarà però considerato «sezione autonoma dell’Archivio segreto vaticano» e dovrà trasferire a quest’ultimo almeno «indici, inventari e altri strumenti di ricerca». La finalità di questa riforma approvata in extremis negli ultimi giorni del pontificato di Wojtyla è quella di riunificare le competenze, condividendo in un certo qual modo tutta la documentazione.
L’articolo 39 della nuova legge tratta della segretezza dei documenti stabilendo che alcuni di questi non siano resi disponibili per la consultazione anche quando viene aperto agli studiosi il periodo interessato. «Sono da considerarsi segreti gli atti dei conclavi, lo spoglio dei documenti dei Sommi Pontefici e dei cardinali (le carte private, ndr)... le cause matrimoniali oltre che i documenti indicati come tali dalla Segreteria di Stato». Ciò significa dunque che la Segreteria di Stato, come peraltro accade in tutti gli Stati, potrà indicare come «segreti» e non disponibili alcuni documenti.
Da quanto apprende il Giornale, questa riforma, che rappresenta un’oggettivo rafforzamento del Prefetto dell’Archivio segreto vaticano, per il quale è stata ventilata pure la nomina episcopale, sarebbe stata osteggiata dalla Congregazione per la dottrina della fede allora guidata dal cardinale Joseph Ratzinger. L’ex Sant’Uffizio non avrebbe visto di buon occhio che il suo delicato archivio concernente questioni dottrinali finisse sotto la tutela dell’Archivio segreto. Nei sacri palazzi c’è anche chi dice che questa normativa, dopo l’elezione di Benedetto XVI, potrebbe rimanere inapplicata.

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