L’attore? Un mestiere su cui riflettere

Tra gli altri, saranno presenti Alessio Boni, Sebastiano Somma, De Caro e la Vukotic

Alessandra Miccinesi

Attore. Un mestiere da sogno. Un’attitudine che brucia dentro come un fuoco, e consacra solo alcuni alla gloria dei grandi set e degli invidiabili prosceni. Fu così per Marcello Mastroianni, attore immenso evocato all’ultimo Festival di Cannes nel bel documentario di Mario Canale e Anna Rosa Morri «Marcello, una vita dolce». Nell’arco della sua luminosa carriera Mastroianni, volto prediletto da Fellini e Scola, attore sensibile e misurato mai scollato dalla realtà, convisse con il successo pensando che un giorno o l’altro si sarebbe svegliato dal sogno di celluloide. Non fu così.
Oggi, che i tempi sono cambiati e il privilegio della professione non paga più - semmai l’abbia fatto in passato -, soprattutto gli artisti vivono pagando lo scotto del precariato. Il mestiere d’attore? Ormai è un rischio. A ribadirlo è Paolo Ferrari, di scena a dicembre insieme con Valeria Valeri al Teatro Vittoria con Vuoti a rendere di Maurizio Costanzo, che dice amaro: «mi sembra di essere tornato un esordiente. La paga è bassa, per fortuna l’entusiasmo è alle stelle. So di essere un privilegiato perché ho una sola fede: l’arte». Anche Ferrari («un signore del palcoscenico sopravvissuto alle mode» taglia corto il capocomico Attilio Corsini), arranca per non essere tagliato fuori dal sistema.
Un impianto farraginoso, quello dello spettacolo made in Italy, che per contrastare i venti di crisi (la debolezza del nostro cinema, lo strapotere di Hollywood, la dura lex dell’auditel) ha sterzato bruscamente verso la fiction. Sceneggiati per la tivù di media fattura prodotti in serie - da Un posto al sole fino a Centovetrine, passando per Don Luca, Vivere, La Squadra, eccetera - hanno consentito a molti attori emergenti di lavorare, e a qualche «famoso» di riciclarsi sul piccolo schermo, allontanando lo spettro della disoccupazione. Eppure, la declamazione di una battuta dopo il «ciak» per molti accademici continua ad essere il sogno da realizzare.
Per analizzare lo stato di profonda inquietudine in cui versa il settore dello spettacolo, fare il punto sulla condizione dell'attore oggi, tirare le somme dello stato del restauro dei film e della preservazione del patrimonio di celluloide, lunedì 12 giugno alla Casa del Cinema si svolgerà una giornata davvero particolare. «Tra Strehler e la soap opera» sottotitolo: lo stato degli attori tra cinema, teatro e tivù. Tavola rotonda moderata dal docente universitario e critico Marco Pistoia in cui si affronteranno i problemi di progettualità delle fiction italiane, snobbate dalla critica e dagli intellettuali per la bassa qualità del prodotto, e per la piccola quota di (soliti noti) privilegiati che lavorano grazie all’intercessione e al potere dei grandi uffici casting. Per fare il punto della situazione si sono dati appuntamento a Villa Borghese molti attori di cinema e fiction (Alessio Boni, Enzo De Caro, Giorgio Biavatti, Edoardo Siravo, Sebastiano Somma, Erica Blanc, Antonella Ponziani, Milena Vukotic, Cinzia Mascoli, Marina Confalone, Karin Proia, Brigitta Boccoli e molti altri), autori, critici, e addetti ai lavori. Ospiti d’onore: Arnoldo Foà e Ivo Garrani. Nel corso della giornata verrà proiettato il cortometraggio Tra due stagioni di Teresio Spalla, girato in un set diroccato e deserto di Cinecittà, dedicato a tre generazioni d’attori (Raffaele Pisu, Ignazio Oliva, Cecilia Cinardi), in più verrà presentato il catalogo «Cinema italiano 1945-1985: restauro e preservazioni» a cura di Dario Minutolo, realizzato per non lasciar cadere nell’oblio i film che costituiscono la memoria del nostro cinema.