L’attore strangolato: non ci fu colluttazione

Ancora giallo sulla morte di Sergio Tosio Aru, l’attore 39enne d’origine cagliaritana rinvenuto cadavere mercoledì sera nel suo monolocale di viale Vaticano. L’esame autoptico eseguito ieri ha confermato che il decesso è avvenuto per strangolamento la notte di martedì 13 giugno, meno di 24 ore prima del ritrovamento del cadavere. Il medico legale ha infatti ritenuto compatibili con tale tipo di morte i segni lasciati dal filo del carica-batterie del cellulare sul collo della vittima; sul cavo comunque non c’erano impronte perché tale superficie non le trattiene. L’accertamento ha inoltre evidenziato l’assenza di lesioni sia esterne che interne, segno che Aru non ha avuto alcuna colluttazione con il suo assassino. Solo gli esami tossicologici, i cui esiti si avranno nei prossimi giorni, diranno se Aru è stato drogato prima di essere legato e ucciso; ulteriori esami disposti dal medico stabiliranno inoltre se l’uomo ha avuto rapporti sessuali prima del decesso. Insomma, tra l’attore cagliaritano da 10 anni trasferito a Roma e il suo, o i suoi carnefici non vi sarebbe stata alcuna colluttazione. Nessuna resistenza, dunque, da parte della vittima per ribellarsi magari al tentativo di rapina maturato al termine di un incontro occasionale. Ma gli inquirenti non escludono alcuna pista. Persino quelle apparentemente più improbabili. «Asphyxophilia» è il nome scientifico che i detective dell’Fbi e i medici necroscopi americani hanno dato recentemente a una pratica al limite della morte spesso attuata in giochi erotici per ottenere la massima soddisfazione. Si tratta di provocare una momentanea mancanza d’ossigeno, stringendo legacci attorno al collo, per indurre il massimo del piacere. E gli aspetti medico legali che possono indurre gli investigatori a sospettare eventuali casi di morte per AutoAsfissia Erotica sono generalmente lo strangolamento, l’impiccagione, i legacci da strangolamento, soffocamento e compressione del petto.