L’attore su Canale 5 in «I cerchi nell’acqua», poi sarà Walter Chiari su Raiuno

Non ho mai puntato sul mio aspetto

RomaBello con l’anima. Ovvero: come fare l’attore, pur sembrando sex-symbol. «Non è che me ne vanti; però è un fatto. Io il fisico ce l’avrei. Potevo raggiungere il successo prima, e con minor fatica. E invece ho fatto il cameriere, il pony-express, il piastrellista. Ho fatto anche la fame. E ora sono un attore; non un sex-symbol». Prova ne sia I cerchi nell’acqua: da stasera per quattro mercoledì su Canale 5 vero banco di prova per il talento (da attore) di Alessio Boni.
Il protagonista di questo mistery - tenebrosa storia d’un fotoreporter che torna al paese natio, e grazie ad eventi paranormali scopre l’assassino della fidanzata d’un tempo - non è, infatti, un vero personaggio.
«No. E proprio in questo stava la sua difficoltà. Confesso di diffidare del mistery, un genere dove spesso si esasperano i toni. Ma questo, scritto e diretto da Umberto Marino, e interpretato anche da Vanessa Incontrada, dosa con equilibrio atmosfere e suspence. Dentro alle quali il protagonista non spicca, ma semplicementere "accompagna" il pubblico. Un non-personaggio, insomma. E una sfida, per un attore».
Singolare, però, che un attore accetti un «non-personaggio».
«A meno che, paradossalmente, non desideri misurarsi perfino con quello. Perché così io intendo il mestiere dell’attore: mettersi ogni volta alla prova. Altrimenti sai che noia. Se questo lavoro lo fai per le copertine e i red carpet, allora ripeti all’infinito il ruolo che t’ha spedito in passerella. Ma se lo fai per passione - e uno che arriva da Villongo in provincia di Bergamo, con una Panda 45 e 350mila lire in tasca, solo per passione può averlo fatto - non ti accontenti».
Nemmeno quando si tratta di mettere insieme il pranzo con la cena?
«D’accordo: agli inizi anch’io ho sfruttato le doti che mi ha dato madre natura. Ho fatto la pubblicità, i fotoromanzi... Ma quelli li avevano fatti anche Mastroianni o Gassman. E quando ho dovuto scegliere fra una soap per cui mi davano una barca di soldi, e una particina nell’Avaro diretto da Strehler... ho scelto Strehler. Anche se poi sono rimasto undici mesi senza battere un chiodo. Scemo? Forse. Ma forse non tanto, come il tempo ha poi dimostrato».
Eroe romantico in «Guerra e Pace» e «Cime tempestose», tormentato ribelle in «La meglio gioventù»; perfino commediante in «Tutti pazzi per amore». Ma il personaggio più rischioso della sua carriera è proprio quello di un attore...
«E che attore! L’idolo degli italiani negli anni 50 e 60: Walter Chiari. Nell’omonima miniserie prodotta da Barbareschi, e sugli schermi di Raiuno per la primavera 2012. Forse ho fatto una follia ad accettarla. Ma non ho saputo resistere. Attenti, però: non ho copiato Walter, unico e inimitabile, non ho rifatto i suoi sketch, meno che mai il mitico Sarchiapone. Ho semmai provato a raccontare l’altro Walter: quello geniale e dissipatore, caotico e irresistibile, e infine disperato e solo, che il grande pubblico non ha mai conosciuto. Prima adorato dal pubblico e da donne come la Gardner o la Bosè, poi incappato in una brutta storia di droga e abbandonato da tutti, costretto a vendere materassi e morto solo».