L’attrice che portò il Risorgimento alla ribalta

Adelaide Ristori, considerata la prima artista d’Europa, ebbe anche un ruolo importante nel processo dell’Unità d’Italia

È il 29 gennaio 1822. A Cividale, un paese non lontano da Udine, arrivano due attori, Maria Maddalena Pomatelli e Antonio Ristori da Capodistria. Recitano in una compagnia di terz’ordine e sono giunti insieme ad altri caratteristi in occasione dei festeggiamenti del carnevale cividalese. Maddalena è incinta. Quella notte, in una piccola locanda vicino al teatro, nasce Adelaide, destinata a divenire la più grande interprete teatrale dell’Ottocento. La sua ascesa nel firmamento artistico è rapidissima: a tre anni recita già in alcuni drammi e farse, a quattordici debutta come prim’attrice a Novara nella Francesca da Rimini di Silvio Pellico, a trentuno passa alla Compagnia Reale Sarda, con un contratto che le consente di decidere su tutto, dai copioni alla gestione economica dell’intera stagione.
Sposa il marchese Giuliano Capranica del Grillo, che ha conosciuto al Teatro Metastasio di Roma e col quale ha quattro figli (di cui due morti prematuramente) che la tengono lontana dal palco per qualche anno. Ma presto torna a recitare e la sua fama sconfina Oltralpe: nel 1855 va a Parigi dove ottiene un grande successo con Mirra di Vittorio Alfieri. Sono gli anni della cospirazione antiaustriaca, Adelaide è una fervente patriota e fa di tutto pur di perorare la causa italiana. A Livorno, nel 1856, mette in scena La dama del popolo di Chiassone, decidendo di aggiungere una battuta che suscita l’entusiasmo del pubblico: «Mio padre sparse il suo sangue per l’onore delle armi italiane. Vi è un Dio per il popolo». Le autorità asburgiche non la prendono bene: censurano il testo e le intimano di lasciare immediatamente la città, ma alla sua partenza una piccola folla la acclama già come eroina nazionale. La sua passione civile suscita una così forte eco che è lo stesso Cavour a scriverle nei mesi decisivi per l’Unità d’Italia: «continui a Parigi il patriottico Suo apostolato... io applaudirò in Lei non solo la prima artista d’Europa, ma il più efficace cooperatore nei negozi diplomatici».
Nel 1869 si reca alla corte imperiale di Rio de Janeiro. L’imperatore Pietro II ne resta affascinato: la seguirà con passione durante tutta la sua permanenza, si dichiarerà «di lei attaccatissimo», recandosi più volte in Europa per assistere ad alcuni suoi spettacoli.
Ma la Ristori è anche la prima donna ad infrangere il cliché dell’attrice indecente ed immorale. Come scrive Paolo Puppa nel volume collettaneo a cura di Angela Felice L’attrice marchesa. Verso nuove visioni di Adelaide Ristori (Marsilio, pagg. 183, euro 16), «con lei non esiste più la cortigiana che sconvolgeva i moralisti della Controriforma, la donna che vive liberamente assieme a uomini sul palcoscenico e nel backstage, alla ricerca disinvolta di protettori, in viaggi disagevoli e pezzenti in cui può avvenire di tutto per la sua precaria onorabilità. Adelaide, che fa della tournée il caposaldo dell’iniziativa artistica, trasforma l’antico nomadismo in una paradossale stabilità istituzionale, anche nella sfera privata».
Nel 1885 si ritira a vita privata nel palazzo dei Capranica a Roma, dove scrive le sue memorie. Due anni dopo l’Enciclopedia Britannica, trattando la voce della «Tragic Muse», porta la Ristori come esempio emblematico del genere. Muore l’8 ottobre 1906. Il suo astro, troppo autoritario, troppo lussuoso e soprattutto troppo vicino alle teste coronate di mezzo mondo, è però destinato ad essere presto dimenticato. Già da qualche anno, a dominare la scena europea c’è un altro mito: Eleonora Duse.