L’attualità del Malato immaginario di Molière

Il malato immaginario di Molière è un testo straordinariamente attuale perché tratta di patologie inesistenti o, peggio, ingigantite da timori infondati, proprio come è successo di recente con il caso dell’influenza A. Poi perché mette alla berlina una certa classe medica stigmatizzandone l’aridità interiore, la venalità e il delirio d’onnipotenza. Quindi perché sviscera il meccanismo della paura, ne mette in luce gli ingranaggi con deflagrante umorismo, ne individua il motore nascosto nell’esasperazione – e talvolta nella rimozione – della nostra fragilità.
Per Quelli di Grock, la storica compagnia di ricerca che da qualche anno gestisce il Teatro Leonardo, l’attualità del Malato immaginario ha anche dei precisi riscontri sul piano del linguaggio drammaturgico. «Il contrasto tra la psicologia elementare dei personaggi e la sottigliezza dell’ironia di certe situazioni – secondo la regista Valeria Cavalli – permette di costruire scene temerarie, ricche di collisioni espressive, di antitesi spiazzanti e divertenti». Perciò la rappresentazione della commedia di Molière – in cartellone al Leonardo fino al 31 gennaio – è diventata un’occasione per rivisitare un classico del teatro attraverso nuove formule sceniche. «Nuove solo in parte – chiosa la Cavalli, che firma la regia insieme con Claudio Intropido –. A dire il vero già Molière aveva definito la sua creazione una commedia-balletto: noi di Grock abbiamo accentuato l’aspetto danzante e funambolico del testo, rendendolo ulteriormente visionario e ancor più divertente».
L’opera diventa così una sorta di musical a sfondo circense. La storia di Argante, l’ipocondriaco protagonista del testo, la narrazione dei suoi morbi fittizi, delle sue complicate vicende famigliari, delle sue astute e a volte ciniche azioni, si snoda con un azzeccato commento musicale composto dal duo Gurrado e Zerri. Sul palcoscenico compare anche una figura inventata ex novo, Monsieur Partout, che con il suo talento canterino regge le fila del racconto, ma un po’ tutti i personaggi si comportano come recitassero in un’opera buffa nella quale l’immaginazione vince sulla malattia.