L’attualità vola i fumettoni restano indietro

Da Riina alla "Terza verità" il pubblico predilige le serie sul presente piuttosto che le epopee stile "Guerra e pace"

Milano - Prevale la cronaca, e la fiction in costume segna un po’ il passo. Certo milioni di persone sognano ancora guardando i fumettoni ambientati nel passato, ma in questo periodo sembra che il pubblico sia più attratto dalle serie che raccontano il presente, come ha sottolineato anche ieri il direttore di Raifiction Agostino Saccà. La fiction è ormai la spina dorsale delle programmazioni di Tv pubblica e privata, e tra le serie che prendono spunto dall’attualità e quelle che nascono dai grandi episodi del passato o da romanzi pubblicati decenni or sono è in pieno svolgimento la guerra degli ascolti. A cominciare dalle due più attese. Il dato di fatto è incontrovertibile. Il successo de Il capo dei capi è stato tale da scuotere i palinsesti. Invece Guerra e Pace, pur non essendo stato un flop, non è arrivata a catturare il pubblico sperato. E si aprono altri scenari interessanti quando si va a guardare da vicino chi ha visto che cosa. L’epopea tenebrosa dello spietato boss Totò Riina, accompagnata dalle polemiche politiche e da picchi d’ascolto che hanno esaltato i produttori di Taodue, ha come spettatore privilegiato su Canale 5 – stando alle statistiche che interpretano i dati d’ascolto - un ragazzo meridionale che, finite le scuole medie, non ha più continuato ad aprire i libri. Anche molte sue coetanee cedono al fascino maledetto di Claudio Gioè. E se, in generale, il maggior numero degli appassionati vive al Sud e nelle isole, al Nord, soprattutto nel Nord-est, gli omicidi dei corleonesi e la loro conquista del potere mafioso attecchiscono pochissimo.

Sugli amori tormentati di Tolstoi, Raiuno aveva puntato molto. Le le vendette fra Natasha, l’attrice Clémence Poésy, la contessa Bezukhova interpretata da Violante Placido non hanno convinto tutti, ma si sono rivelati più ecumenici di don Totò. Hanno appassionato le donne di ogni regione e non solo del Sud, dove comunque erano in maggioranza, acchiappando in particolare le giovani e non raramente dotate di un titolo di studio elevato. Le quattro puntate hanno avuto un pubblico affezionatissimo anche fra gli over 65: chissà, forse perché sono solo gli anziani i superstiti della lettura dei grandi romanzi d’appendice, memori anche del film kolossal del ‘56 con Audrey Hepburn. La tendenza alla vittoria dell’attualità continua. In questo periodo dell’anno televisivo il costume (che il mese scorso aveva spopolato sia con Chiara e Francesco che con la Baronessa di Carini) esce sconfitto anche nello scontro tra La terza verità e la «terza» Elisa di Rivombrosa. La fiction di Raiuno, basata sulla storia di un chirurgo scambiato per serial killer e sbattuto in prima pagina da una giornalista assetata di scoop interpretata da Bianca Guaccero, non ha avuto rivali, incrinando il sorriso dell'eroina Agnese Ristori/Sarah Felberbaum di staccata di dieci punti di share (27,6 contro il 17,6). I pubblici delle due serie sono molto diversi. In poltrona, a cercare di capire se il medico fosse o no un criminale, c’erano soprattutto donne ultrasessantenni del Sud. Ad appassionarsi alle relazioni tra la discendente di Elisa e un fuorilegge sono le ragazze e forse i loro padri, uomini tra i 25 e i 45 anni.

Inaspettatamente, La terza verità ha inflitto una manganellata anche a Distretto di polizia, da sette anni colonna portante di Canale 5. Lo scontro continua. Domenica prossima su Raiuno Claudio Santamaria interpreterà il cantautore Rino Gaetano e poi Alessio Boni, accantonati divisa, moschetto e nobile cipiglio, vestirà i panni macchiati di sangue e colore del pittore Caravaggio. Su Canale 5 Michele Placido sarà l’Ultimo Padrino, e cioè quel Bernardo Provenzano che mangiava miele e ricotta e invece dei telefoni usava i «pizzini». Insomma, da una parte ci si immergerà ancora nella storia e dall’altra (in concomitanza con la cattura dei Lo piccolo padre e figlio, eredi del boss corleonese) la saga truce di Cosa Nostra non sembra finire.