L’audace tuffo dei «soliti noti»

Stefano Vladovich

Al boato del cannone sul Gianicolo, tuffo dalla balaustra di tre coraggiosi per salutare il 2006. Marco Fois, Aldo Corrieri, Giuseppe «Maurizio» Palmulli, 42 anni il primo, 53 gli altri due, a mezzogiorno in punto, uno dopo l’altro, si sono gettati nelle acque gelide del Tevere da ponte Cavour di fronte a un migliaio di curiosi assiepati sul lungotevere Marzio.
Una tradizione rispettata anche quest’anno quella del salto nel «biondo Tevere» e della nuotata in mare. «Una sfida che ripeto da quasi 20 anni - spiega Maurizio Palmulli -. Soprattutto una scommessa contro i mille pericoli e insidie che porta il fiume, a cominciare dai rami trascinati dalla corrente o dalla temperatura al di sotto della media». I numeri? Quattro gradi centigradi in acqua, poco di più all’esterno, due metri e 80 centimetri il livello del fondale, un «volo» di 20 metri. Un’impresa davvero impegnativa per chiunque: «Risalire in superficie non è stato certo uno scherzo - continua Palmulli -. Io che sono di mestiere, che sono cresciuto prima sul lago di Albano poi sulla spiaggia di Ostia, mi sono sforzato come mai successo in tanti anni. Non era proprio il giorno adatto a un esordiente».
Come ogni Capodanno, insomma, il bagnino di Castelporziano, lo stuntman professionista, Corrieri, e il barista di Porta Maggiore, Fois, hanno sfidato il fiume notevolmente ingrossato dalla pioggia di questi giorni. La diciottesima volta per Palmulli e gli eredi di mister Okay. «La dedico a mia figlia - continua Palmulli, padre di 5 ragazzi e già da tempo nonno - prossima a diventare mamma per la terza volta. Hanno un bel coraggio e una gran voglia di mettere al mondo bambini, li ammiro». Un minuto di raccoglimento per le vittime dell’incidente ferroviario di Roccasecca, poi il salto a petto d’angelo. «Ci seguono le televisioni di mezzo mondo - commentano i tre -, anche se l’amministrazione comunale ci ignora».
Una prova difficile la loro, da seguire col fiato sospeso. «Il livello era al di sopra del limite - continua Maurizio -, tanto che sono entrato in acqua in verticale. Giù, dritto come una freccia anziché inclinato come gli anni passati. Un’emozione indescrivibile. Ci piacerebbe che qualche giovane prendesse il nostro posto ma non ci segue nessuno. Non siamo più ragazzini e vorremmo trascorrere la notte di San Silvestro come le altre persone, davanti a cotechino e lenticchie, con un bicchiere di spumante in mano. Invece niente: cena spartana e a letto presto». Una prova davvero spettacolare ma che prevede un allenamento di mesi. «È un gesto di buon auspicio - prosegue Palmulli - che dedico alla mia famiglia, a mia moglie e ai miei ragazzi, Mirko, Valerio, Claudio e Massimiliano di 31, 25, 21 e 16 anni. Sono il futuro».
Cascatore cinematografico Corrieri, assistente di salvataggio al primo Cancello dell’arenile pubblico di Castelporziano, allenatore di calcio e arbitro federale Palmulli, proprietario di un chiosco bar, infine, Fois. Un terzetto che mantiene in vita il «salto dal parapetto» inaugurato nel ’46 da Mister Okay, il belga Rourkey O’Neill. Un uomo entrato di diritto fra i miti della città eterna, emulato negli anni Sessanta dal «trasteverino» Spartaco Bandini che, a sua volta, ha passato il testimone ad Aldo Corrieri. Nato a Roma ma lidense d’adozione, Giuseppe (per tutti è Maurizio) da piccolo era affascinato «da quello straniero che nuotava nel nostro fiume e d’inverno faceva il bagno a Ostia».