L’audizione al Copasir

RomaNon ci sono falle nel sistema di sicurezza che protegge la dimora milanese di Silvio Berlusconi. Quindi non è ricattabile. È il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta a rivelarlo nel corso di un’audizione al Copasir (il comitato parlamentare di controllo sulle attività dei servizi segreti). Al Comitato Letta avrebbe spiegato che l’accesso nella residenza del premier ad Arcore è garantito dalla vigilanza privata: gli ospiti di Berlusconi non sono soggetti quindi a una verifica dei servizi segreti. Anzi, i servizi ignoravano che gli ospiti di Berlusconi fossero controllati e pedinati dal 10 gennaio dell’anno scorso. Né il premier fu mai allertato delle frequentazioni «dubbie» da parte di alcune sue ospiti, come per esempio Marysthelle Garcia Polanco, fidanzata con una persona poi arrestata perché trovata in possesso di cocaina.
La testimonianza di Letta interviene a smontare buona parte delle tesi dell’opposizione che vedono nel «Ruby gate» non solo un capitolo eticamente discutibile della vita privata del premier ma anche un campanello d’allarme circa la sua ricattabilità, data la frequentazione di persone «poco raccomandabili». Se quindi ci sono parlamentari del Copasir (come il democratico Ettore Rosato) che insistono sulle frequentazioni a dir poco «dubbie» di alcune ospiti di Villa San Martino, ci sono colleghi della maggioranza che vedono nelle lunghe intercettazioni cui sono stati sottoposti gli ospiti di Arcore una sorta di «pedinamento informatico» ai danni dello stesso premier. A esprimere questo dubbio è Gaetano Quagliariello (Pdl). Senza entrare nello specifico dell’audizione il senatore rivela che «attraverso gli incroci dei tabulati telefonici c’è stata una ricostruzione delle visite alla residenza del premier a partire dal 10 gennaio del 2010, quando il premier non era sottoposto ad alcuna inchiesta».
In buona sostanza, come ha riferito Letta, non ci sono falle nel sistema di sicurezza attorno al premier e i servizi preposti alla sicurezza del capo del governo non hanno interferito in nessun modo con l’attività della magistratura per quanto ha riguardato il caso Ruby.
Alla fine dell’audizione il presidente del Copasir, Massimo D’Alema, ha chiesto a Letta di insistere con Berlusconi affinché accetti un confronto con la Commissione parlamentare.