L’aula come una curva, giudice fugge dagli ultrà

da Taranto

In pochi minuti hanno trasformato l’aula di giustizia in una curva da stadio: loro, una trentina di tifosi del Taranto, hanno infatti cominciato a inveire contro giudice e agenti della Digos, al punto che il pm alla fine è stato fatto uscire da una porta secondaria mentre gli avvocati non si sono mossi e sono rimasti all’interno per motivi di sicurezza.
È accaduto ieri pomeriggio nel Tribunale del capoluogo ionico, dove era in corso la prima udienza dibattimentale del processo a Claudio Morabito, un tifoso di 27 anni, figlio di un poliziotto, giudicato con rito ordinario per i disordini avvenuti allo stadio Iacovone l’11 novembre scorso, quando gli ultras, dopo la morte del supporter laziale Gabriele Sandri, si resero responsabili di gravi incidenti, invasero il terreno di gioco e provocarono la sospensione della partita Taranto-Massese del campionato di C1 girone B, come avvenuto a Bergamo per Atalanta-Milan. Subito dopo scattarono le indagini della polizia, che nel giro di due giorni arrestò nove tifosi accusati di danneggiamento, violenza e resistenza a pubblico ufficiale: otto sono stati processati con l’abbreviato e sono stati poi condannati a pene fra i tre anni e i tre anni e gli otto mesi, e di questi sei hanno ottenuto i domiciliari mentre due sono rimasti in carcere. Ieri è cominciato il processo con rito ordinario e quando è stato disposto il rinvio al 17 dicembre è scoppiata la protesta. I tifosi, tra i quali diverse persone note come no-global vicine ai centri sociali, tutti assiepati nell’area riservata al pubblico, hanno scandito slogan e lanciato insulti contro il giudice monocratico, Francesco Cacucci, e gli agenti della Digos. Risultato: il pubblico ministero Alessio Coccioli è stato costretto a uscire da una porta secondaria, gli avvocati hanno dovuto attenere alcuni minuti prima di abbandonare l’aula, fino a quando la situazione è tornata alla calma. Nello stesso tempo sono cominciate le indagini: quattro persone sono state identificate e a breve potrebbero scattare la denunce.
Da tempo lo stadio di Taranto è diventata una polveriera a causa di una tifoseria ritenuta particolarmente pericolosa dal Viminale. I gruppi del tifo organizzato ionico sarebbero inoltre politicizzati e vicini ad aree dell’estrema sinistra. Il presidente della società, Luigi Blasi, più volte ha lanciato l’allarme minacciando anche il ritiro della squadra: ma non è servito a nulla. Tutto è rimasto come prima. E lo stadio Iacovone continua ad essere una zona a rischio anche per la parte sana della tifoseria: proprio l’11 novembre, in quella domenica di follia, alcuni spettatori furono aggrediti dagli ultras solo perché fischiavano i teppisti.