L’aumento di Bipiemme rimane sotto esame

Per la Popolare di Milano è stato un giovedì di riflessione. L’incontro tra il presidente Massimo Ponzellini, il dg Enzo Chiesa e il vicedirettore generale di Bankitalia svoltosi mercoledì a Roma ha cominciato a produrre effetti.
Il top management dell’istituto di Piazza Meda ha trascorso la giornata di ieri proseguendo le consultazioni con Mediobanca e con le altre banche estere del consorzio di garanzia per valutare prezzi e modalità dell’aumento di capitale fino a 1,2 miliardi di euro. Sui tempi, ormai, non c’è più da discutere considerato che Via Nazionale non ha concesso rinvii: il rafforzamento si dovrà realizzare. Punto.
Un altro po’ di tempo, tuttavia, si potrebbe guadagnare in attesa del via libera di Consob al prospetto. L’Authority guidata da Giuseppe Vegas ha a disposizione 40 giorni di tempo per esprimersi, una volta ritenuta completa la documentazione. Le ultime carte sono giunte in Via Martini solo la scorsa settimana e l’ok definitivo potrebbe essere meno veloce del previsto. Tant’è che i vertici di Bpm, salvo sorprese, stanno pensando di rendere «interlocutorio» sia l’esecutivo che il cda di martedì.
Bisogna inoltre considerare che i tecnici della vigilanza di Bankitalia sono costantemente informati delle valutazioni e delle simulazioni che ormai vengono testate con cadenza quotidiana. E, una volta messi nero su bianco i dettagli dell’operazione, è previsto un nuovo incontro a Roma. L’auspicio del top management milanese è che il titolo continui a salire. Ieri Bpm ha recuperato un altro 0,8% attestandosi a quota 1,33 euro dopo un massimo a 1,40.
In ogni caso, la speranza dei dirigenti dell’istituto è quella di riuscire a convincere la suprema autorità bancaria italiana che anche una cifra vicina al miliardo di euro sarebbe sufficiente per rimettere in sesto i ratios. Uno «sconto» di almeno 200 milioni sull’importo stimato della ricapitalizzazione renderebbe un po’ meno pesante la diluizione degli attuali azionisti, in maggioranza soci-dipendenti. E forse potrebbe scongiurare la discesa in campo del fondo Sator di Matteo Arpe pronto a mettere sul piatto fino a 200 milioni per sottoscrivere l’eventuale inoptato, ma con un ruolo ben preciso nell’organigramma. Ieri intanto è stata perfezionata la cessione dell’81% di Bpm Vita a Covea per 243 milioni, prezzo che sarà rivisto sulla base del patrimonio al 31 agosto, 20 milioni la plusvalenza attesa.
Alla luce degli ultimi eventi, perciò, assume un’importanza ancor maggior il direttivo odierno della delegazione Fiba-Cisl di Bpm. Dopo le iniziali aperture all’ingresso di Sator manifestate dalla segreteria nazionale e dalla minoranza interna, la maggioranza cislina si starebbe riavvicinando agli altri sindacati (Fisac-Cgil, Uilca-Uil e Fabi) per arrivare alla definizione di una lista unica per il rinnovo a novembre del parlamentino dell’Associazione Amici della Bpm. L’unità delle rappresentanze sarebbe un buon viatico per la rielezione di Ponzellini alla presidenza in primavera. E un percorso unitario si sta cercando attraverso una nuova governance che assecondi Bankitalia tutelando i soci-dipendenti. Un gioco di prestigio di elevata difficoltà.