L’australiano Scott il vice-fenomeno che sbanca Atlanta

Il miglior prodotto della nouvelle vague dopo Tiger domina il «Championship» da 1 milione di dollari

Mario Camicia

Con il Tour Championship svoltosi all’East Lake Golf Club di Atlanta in Georgia si è conclusa ufficialmente anche la stagione 2006 del circuito americano. Dei 30 leader della money-list statunitense ammessi di diritto ne erano presenti solo 27 con l’assenza del numero uno Tiger Woods (assenza poco cortese a dire il vero), di Phil Mickelson, che ha preso tre mesi di riposo dopo le recenti deludenti prestazioni culminate con quella nella Ryder Cup e Steven Ames - unico vero giustificato - afflitto da malanni fisici. Detto questo il Tour Championship non ha mancato dall’offrire un grande spettacolo golfistico su di un percorso storico ed intrigante come quello della East Lake.
La vittoria è andata al ventiseienne australiano Adam Scott, senza dubbio miglior prodotto della nouvelle vague golfistica dopo Tiger Woods ed insieme a giocatori del calibro di Luke Donald, Sergio Garcia, il sudafricano Trevor Immelman (in crescendo) ed altri «under 30» che stanno facendo la storia del terzo millennio. Adam Scott ha portato a casa il suo primo torneo nella stagione 2006 dopo essere terminato secondo o terzo in sei occasioni nel corso dell’annata. Gli mancava il successo pieno, è arrivato nel torneo più selettivo dell’anno con una prima moneta di un milione 170mila dollari che lo ha proiettato al terzo posto nella money-list americana del 2006 ed al quarto posto nel ranking mondiale. Niente male per un giocatore che ha appena 26 anni ma che dimostra la maturità di gioco di un campione ben più sperimentato. Adam ha vinto contro gente del calibro di Vijai Singh, Jim Furyk e Retief Goosen per non parlare degli altri, che comunque erano tra i primi 30 del Tour americano.
Partito con tre colpi di vantaggio per le ultime 18 buche nei confronti di Singh e di Joe Durant, Adam Scott a parte qualche minima incertezza dovuta sicuramente alla pressione per il titolo in palio, non ha avuto problemi a controllare la situazione. Il pericolo maggiore poteva essere proprio Singh ma il fijano è in un periodo negativo sui green; Jim Furyk è partito troppo da lontano (quattro colpi di distacco) e malgrado la sua grinta ed una gran bella rimonta che lo ha portato sino a due colpi dal leader, ha dovuto poi nelle ultime buche alzare bandiera bianca. Ottimo Joe Durant che nelle ultime sei settimane, con il putt ritrovato in fase conclusiva - ha ritrovato anche l’estro dei tempi migliori cogliendo una vittoria e quattro «top ten» nelle ultime settimane per terminare alla grande con un terzo posto al Tour Championship.
Ora che i grandi Tour - quello europeo e quello americano - sono terminati si continua a giocare per tornei ricchi ma non ufficiali in attesa della Coppa del Mondo alle Barbados ad inizio dicembre. E noi del Giornale continueremo a tenervi informati sulle gesta dei «big» e proponendovi le considerazioni sulla stagione appena terminata e su quella a venire.