«L’Austria è l’Eldorado» Ed è fuga dal Nordest

Delocalizzazioni boom nei due anni del governo Prodi

da Vienna

Non è un paradiso fiscale. Più semplicemente è un Paese che vanta rare tradizioni di stabilità politica, economica, sociale e sindacale. E un fisco che non soffoca famiglie e imprese. E dove il reddito pro capite è di circa 34mila euro. L’Austria è a due passi dai nostri confini, ma lontana anni luce dalla nostra Italia per efficienza della pubblica amministrazione, infrastrutture, crescita economica, sicurezza. Pochi dati ma essenziali per capire questo Paese di 8,2 milioni di abitanti, primo al mondo per qualità della vita (l’Italia è al 24° posto) che cresce al 2,9% (quarto posto nella Ue) con un’inflazione all’1,6%. E dove, particolare non trascurabile, l’energia costa il 20-25% in meno. «Ecco perché - dice Maurizio Bossi Fedrigotti, consulente italiano di Austrian Business Agency (Aba), azienda privata sotto il diretto controllo del ministero dell’Economia austriaco - alla fine del 2007 le imprese italiane attive sul territorio austriaco sono ben 827, il 65% in più rispetto al 2006. L’Italia ha consolidato il secondo posto di investitore dopo la Germania, contribuendo a 2087 nuovi posti di lavoro».
Boom senza precedenti nel biennio 2006-2007. Bossi Fedrigotti lo spiega così: «È vero, abbiamo assistito alla grande fuga dall’Italia durante il governo Prodi-Padoa Schioppa-Visco. Gli imprenditori, soprattutto del Nord Est, sono venuti a dirci che in Italia non è più possibile fare impresa». E ricorda l’appello disperato di un paio di medie imprese italiane: «Non faccio nomi - aggiunge -, però gli imprenditori hanno raccontato che in Italia non c’è la possibilità di pianificazione perché spuntano quotidianamente leggi e leggine che fanno saltare tutto quello che si è programmato fino a quel momento. “Che cosa facciamo? - mi hanno detto -. A questo punto non ci resta che ripartire da zero, dobbiamo ricominciare tutto daccapo».
Non è un caso se le multinazionali farmaceutiche Boehringer Ingelheim e Baxter hanno scelto l'Austria quale location ideale per le industrie del biotech. La stessa cosa vale per Intercell (Campus Vienna Biocenter), Imp (Ricerca patologia molecolare). Per non parlare del settore automotive che da queste parti conta 700 aziende e un fatturato di 38,7 miliardi. Il settore è dominato dalla presenza di società straniere, incluse le tre maggiori: Bmw, Opel e Magna Steyr. Nel 2008 il governo di Vienna investirà il 2,63% del Pil in sviluppo e ricerca (circa 7 miliardi di euro) con l’obiettivo di arrivare al 3% nel 2010.
«La porta per l'Europa dell’est» è al primo posto nella Ue per manodopera qualificata (l’Italia è al 27°). Ma c’è un dato che fa riflettere: nel periodo 1995-2004 le giornate di sciopero (per mille lavoratori dipendenti) sono state 1,3 come per il Giappone. In Germania 3,8. In Italia 120,9!
«Il nostro lavoro - dice Marion Schramm Biber, direttore di Aba Italia - è fatto di consulenza e servizio, veloce, non burocratico. E soprattutto a titolo gratuito. Risultato: più di 3mila consulenze l’anno, 201 insediamenti nel 2007 (ben 22 italiani), investimenti per 394 milioni. Non potevamo festeggiare meglio i nostri primi 25 anni di attività».