L’Austria si inchina al suo ultimo imperatore L'addio a Otto d'Asburgo, scomparso a 98 anni

L’ultimo erede degli Asburgo non ha mai regnato, ma era molto stimato. Per lui 13 giorni di lutto e cinque funerali. La messa più solenne officiata da Schönborn. Il cuore sarà sepolto in Ungheria, il corpo nella cripta dei suoi antenati

Il corpo riposerà per sempre nella cripta degli imperatori nella chiesa dei Capuccini a Vienna. Il cuore verrà sepolto, come vuole la tradizione, in Ungheria, la seconda testa dell’aquila bicipite simbolo della corona. Otto d’Asburgo, il figlio dell’ultimo imperatore, avrà l’onore di cinque funerali. Durante i 13 giorni di lutto rinascerà l’Austria Felix, il passato imperiale, un pezzo di storia dell’Europa travolto dalla prima guerra mondiale.

Otto d’Asburgo è morto lunedì scorso all’età di 98 anni. Il destino vuole che quando ne aveva appena 4, l’ultimo erede austro-ungarico seguisse il feretro del grande imperatore Francesco Giuseppe. Un bambino, l’unico vestito di bianco in mezzo ad una folla rigorosamente in nero.

L’impero non esiste più, ma il suo ricordo sopravvive. La bara dell’ultimo Asburgo che rinunciò alla corona nel 1961, per poter tornare in Austria, è esposta da ieri nella chiesa di San Ulrich nei pressi di Pöcking, a sud di Monaco di Baviera. In questo piccolo villaggio Otto d’Asburgo risiedeva dal 1954. Il feretro è vegliato da una guardia d’onore con stemmi e bandiere dell’«Austria-Ungheria».

La bara è avvolta nella bandiera imperiale gialla e nera, che sventolò su innumerevoli campi di battaglia. Per montare la guardia si danno il cambio compagnie tirolesi di Schützen con associazioni patriottiche come l’«Ostaricia» di Innsbruck o la «Maximiliana» di Vienna. Il clima di altri tempi sta attraendo migliaia di mitteleuropei per l’ultimo saluto all’erede dell’impero. Nel 1989, al funerale della madre di Otto, l’imperatrice Zita, a Vienna c’erano 40mila persone. Il primo addio all’Asburgo ha avuto luogo martedì con una messa da requiem del vescovo ausiliare di Salisburgo Andreas Laun, che battezzò alcuni dei sette figli e quasi tutti i 22 nipoti del defunto. Il feretro verrà trasportato in treno a Monaco nel fine settimana, dove si terrà il secondo «funerale» dell’erede al trono. Una tappa irrinunciabile per Otto d’Asburgo che per 20 anni ha rappresentato al parlamento europeo il partito cristiano-sociale bavarese.

Prima della capitale austriaca il saluto più toccante del lungo addio si terrà martedì prossimo a Mariazell, in Stiria, il più antico santuario mariano della monarchia asburgica. Sul sagrato della basilica la bara di Otto verrà affiancata a quella della moglie Regina scomparsa lo scorso anno. Non è un caso: a Mariazell la coppia di un impero che non c’è più aveva festeggiato le nozze d’oro.

Il 14 luglio le bare arriveranno a Vienna sempre in treno. Il funerale, quasi di stato, si terrà due giorni dopo alla presenza delle più alte autorità del paese e di numerose teste coronate d’Europa. La grande messa da requiem verrà officiata nel duomo di Santo Stefano dal cardinale Christoph Schönborn, che ha definito l’evento «un momento storico per l’Austria». Solo il 17, il giorno dopo, il cuore dell’ultimo erede dell’impero sarà sepolto in Ungheria, dove Otto è stato educato dai monaci benedettini.

Il corteo funebre avvolto dalla folla si snoderà nel centro storico di Vienna per riportare Otto nella cripta imperiale dei Capuccini, dove sono sepolti 145 membri degli Asburgo dal 1633. Al termine del tragitto l’araldo busserà con la mazza alla porta della chiesa.

Dall’interno, come è sempre avvenuto nei secoli, un capuccino chiederà: «Chi vuole entrare?». L’araldo risponderà: «Otto d’Asburgo, erede al trono d’Austria e d’Ungheria, dei regni di Boemia, Croazia, Dalmazia, Slavonia, Galizia, delle contee di Gorizia e Gradisca...». «Non lo conosco» dirà il frate. L’araldo ci proverà di nuovo annunciando «l’erede al trono di Austria e Ungheria». E riceverà un altro rifiuto. Alla fine annuncerà semplicemente: «Otto, un povero peccatore». E la porta della chiesa si aprirà all’ultimo Asburgo, che ha vissuto la fine dell’impero.

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