L’austriaca Michl batte la Terol allo spareggio

Anna Tanzi

Sul tracciato del Golf Club Bogogno sono andati in scena gli Internazionali d’Italia femminili. Da rilevare subito che nel corso delle qualifiche la tedesca Katharina Schallenberg ha effettuato il giro in un eccellente 65, ben sette colpi sotto il par. Da notare che nessuna delle altre concorrenti è riuscita a fare meno di 70. La Schallenberg aveva stradominato la qualificazione, ma nei match play ha subito la beffa di venire eliminata dalla spagnola Diana Terol che, viceversa era rimasta ultima nella graduatoria (due giri in 154 colpi rispetto ai 133 della tedesca). Ma in finale la spagnola veniva battuta dall’austriaca Stephanie Michl alla prima buca di spareggio.
La Germania (ovviamente con la Schallenberg e con Stephanie Doering) si è aggiudicata il Trofeo delle Nazioni femminile, mentre a Villa d’Este l’analogo trofeo veniva conquistato dalla Svizzera con il «fenomeno» Rosinger in coppia con Nicolas Sulzer. E gli italiani? Ottimi in campo maschile con la formazione Italia 1 (Andrea Romano-Lorenzo Gagli) che si classificava al posto d’onore, mentre onorevole era anche Italia 2 (Federico Colombo-Marco Guerisoli) al quinto posto. Si sono bene difese anche le ragazze a Bogogno con il terzo posto di Italia 1 (Anna Rossi-Vittoria Valvassori) e il sesto di Italia 2 (Marianna Causin-Anna Roscio).
Non soltanto nell’atletica un nuovo record reca prestigio ad una manifestazione. Anche nel golf un exploit inatteso può dare maggiore lustro ad una gara.
Proprio un exploit si è avuto nella prima giornata dei Campionati Internazionali d’Italia maschili giocati da giovedì a domenica sul ben difficile percorso di Villa d’Este. L’impresa è stata merito del ventiseienne svizzero Martin Rominger che ha impiegato soltanto 63 colpi per completare le prime 18 buche nella fase di qualificazione. Nei 90 anni di storia del glorioso circolo di Montorfano nessuno era mai riuscito a segnare 63 colpi per un giro intero. Il primato precedente era stato ottenuto parecchi anni fa da Delio Lovato con un 64 che già allora venne considerata una prodezza, tanto che in seguito ben pochi riuscirono ad eguagliarlo.