L’Authority: «Il Tg5 non ha violato la legge»

Rossella: lo farei anche per Prodi. Cicchitto: la Tv pubblica si è blindata nella autocensura

Anna Maria Greco

da Roma

Tutto è cominciato con la polemica dell’Unione contro il Tg5 che ha trasmesso in diretta il discorso di Silvio Berlusconi al Congresso Usa, ma ora finisce sotto accusa la Rai per non aver fatto altrettanto.
Soprattutto, perché l’appello del centrosinistra (Ds in testa) all’Autorità per le Comunicazioni si rivela un clamoroso boomerang. Riunitasi d’urgenza, la Commissione servizi e prodotti del Garante emette il suo verdetto: la rete ammiraglia di Mediaset non ha violato la par condicio, perché si trattava «di cronaca di un evento di eccezionale rilevanza istituzionale rispondente a primarie esigenze d'informazione». Non sarebbe così per eventuali repliche, «in quanto verrebbero meno quei caratteri di eccezionalità e di stretto legame con l'attualità della cronaca». L’Authority intima a Rete4 e Italia1 di ripristinare la par condicio, evitando di riproporre il discorso del premier e rispettando l’equilibrio tra le forze politiche in tutti i programmi.
Ma a questo punto è la Rai in difetto per essersi, secondo alcuni della Cdl, «autocensurata». Sembra che a viale Mazzini si sia discusso già mercoledì sera di un eventuale programma «speciale» per recuperare il buco, anche se ufficialmente si smentisce. «Solo bubbole», dice il direttore del Tg1 Clemente Mimun. I comitati di redazione delle testate Rai sentono però il bisogno di porre il veto a un’eventuale differita del discorso di Berlusconi, già riferito nei vari Tg e Gr e nella diretta di Rainews24.
A lanciare l’accusa contro viale Mazzini è Pier Ferdinando Casini, che prima del parere dell’Autorità definisce «doverosa» la decisione del Tg5 e si lamenta del fatto che l’azienda di Stato non abbia fatto altrettanto. «Ritengo evidente che in questo caso - spiega il presidente della Camera - si tratti di un evento di cronaca, visto che erano 20 anni che un nostro presidente del Consiglio non parlava dinanzi al congresso Usa. Solo l'ottusità di una interpretazione restrittiva può negarlo». Semmai, aggiunge il leader dell’Udc, le critiche vanno fatte alla Rai, mentre gli attacchi del centrosinistra sono «autolesionisti ed infantili», dettati dal troppo nervosismo. «Consiglierei all'Unione - dice Casini - maggiore fair play».
Sandro Bondi, coordinatore di Fi, concorda «pienamente» con Casini: non aver trasmesso il discorso del premier è stato «un errore e un’evidente lesione dell'articolo 95 della Costituzione, dove viene attribuita al presidente del Consiglio la responsabilità della politica generale del governo, una prerogativa che travalica ampiamente i limiti imposti in campagna elettorale da una legge ordinaria dello Stato come quella della par condicio e non di rango costituzionale». Tanto più, se si tratta di politica estera e in gioco c’è «l'immagine di un'intera Nazione» e non quella di un polo, di un partito, di un leader. Anche il vicecoordinatore azzurro Fabrizio Cicchitto critica duramente l’Unione che «invoca il bavaglio», «esalta la censura totale» e pretende l’«oscuramento» televisivo di un evento, negando che sia tale. «Il risultato - conclude Cicchitto - si è visto: Mediaset ha fatto informazione e anche spettacolo televisivo. La Rai si è blindata in una mediocre e inaccettabile autocensura».
La delibera dell’Authority, secondo il sottosegretario azzurro alla Presidenza Paolo Bonaiuti, dimostra «la meschinità delle polemiche montate ad arte dalla sinistra» e la mancanza di «sensibilità istituzionale» del servizio pubblico. Una decisione «discutibile», per Enzo Carra, commissario in Vigilanza Rai della Margherita, che ribatte: «Boniauti plauda anche ai richiami dell’Autorità per le continue violazioni della par condicio da parte degli altri canali Mediaset». Si rallegra dell’«assoluzione» il direttore del Tg5, Carlo Rossella, che vi legge una conferma della professionalità del suo telegiornale, dove si rispettano i principi del giornalismo anglosassone: «Pubblicare tutte le notizie che meritano di essere pubblicate e l'intervento di Berlusconi al Congresso Usa meritava la diretta». Rossella rivendica a sé la scelta fatta: «Non me l’ha imposto nessuno - afferma - e se si trattasse di Prodi farei esattamente la stessa cosa».
Per Marco Taradash, portavoce dei Riformatori liberali-Radicali per le Libertà, l’Autorità «assolve il Tg5, ma di fatto condanna la Rai», per una gravissima omissione, «l'inadempienza rispetto agli obblighi del contratto di servizio». La Rai ha fatto, dunque, una pessima figura. Si è nascosta dietro «la foglia di fico della par condicio», per aver ceduto a «intimidazioni esterne e forse a qualche vocazione interna al ribaltone».