L’auto 2007 tra i big Usa in crisi e la super-Fiat

I tre giganti yankee studiano contromosse mentre il Lingotto torna in America risanato e forte del sorpasso a Renault

nostro inviato a Detroit

C’è poco da festeggiare al Naias di Detroit, la prima grande esposizione automobilistica del 2007, giunta al centenario, che ha aperto da ieri i battenti. Da questo mese ogni giorno è buono per il sorpasso più clamoroso: quello di Toyota, da anni spina nel fianco dei costruttori nordamericani, nei confronti di General Motors nell’Olimpo dell’auto. Tanto che le prove generali i nipponici le hanno fatte già a dicembre, lasciandosi alle spalle la Ford nel mercato Usa e ponendosi dietro a Gm.
Insomma, Detroit 2007 potrebbe passare alla storia come l’ultimo salone dello strapotere Usa delle Big Three. I giapponesi fanno sul serio e con il passare degli anni hanno rosicchiato quote di mercato a Gm, Ford e Chrysler che, nel 2006, sono scese dal 56,9% al 53,7%, mentre Toyota, Nissan e Honda sono passate dal 28,2% al 30,7%. E a rendere pressoché inevitabile il sorpasso ci sarebbero i numeri annunciati dai diretti interessati: un obiettivo di produzione di 9,3 milioni di veicoli nel 2007 per Toyota e i 9,1 milioni con cui Gm ha chiuso il 2006, difficilmente superabili sia perché il mercato Usa è previsto stabile o in lieve calo (16-16,5 milioni) sia per le fabbriche che Gm dovrà chiudere. Qualità, minori consumi e prezzi più allettanti hanno spinto i consumatori americani a «tradire» le case tradizionali. Basta percorrere le avenue di New York per rendersi conto di come i gusti degli yankee siano cambiati, complice il caro-petrolio che ha fortemente penalizzato i grossi fuoristrada e i pick-up. Così giapponesi, coreani ed europei, questi ultimi con modelli di maggiore fascino, hanno messo in ginocchio le Big Three. Gli automobilisti sono orientati a vetture dalle dimensioni più contenute («conto su grandi profitti dalle nostre novità compatte», ha detto ieri il ceo della Ford, Alan Mulally) e non è un caso che all’exploit della Mini possa seguire nei prossimi mesi quello della Smart, che la Mercedes propone sul mercato Usa. Gm, Ford e Chrysler, poi, stanno riallineando le rispettive produzioni e, per raggiungere lo scopo e tagliare i costi, lasceranno a casa 80mila addetti.
Il 2006, per i tre colossi Usa, si è chiuso nel peggiore dei modi, a differenza dei brillanti risultati ottenuti da Toyota (a dicembre più 12,3% le immatricolazioni Usa) che ha appena inaugurato nel Texas la sua settima fabbrica americana e nelle prossime settimane comunicherà dove realizzerà l’ottava. Il mese scorso le vendite di Gm in America sono scese del 13%. Allo stesso tempo quelle nel resto del mondo (in Cina l’incremento del fatturato è stato del 32%) hanno superato il dato nazionale. Ed è proprio facendo leva su questo dato, che il presidente Rick Wagoner intende respingere l’assalto della Toyota. Anche per Ford il crollo a dicembre è stato del 13%, più alto rispetto alle stime degli analisti (9,4%), mentre Chrysler ha lasciato per strada il 6%.
Nelle prossime settimane Gm, Ford e Chrysler apriranno il confronto con il sindacato Uaw. Due i nodi da sciogliere: il «job bank», cioè le paghe che le aziende devono assicurare ai dipendenti anche quando manca il lavoro, e la spinosa questione delle spese sanitarie per addetti e pensionati. In un incontro con il presidente Bush i tre numeri uno di Gm (Wagoner), Ford (Mulally) e Chrysler (LaSorda) hanno chiesto che la Casa Bianca si adoperi affinché il governo assuma un ruolo guida nel migliorare il sistema dei costi sanitari. Su ogni vettura prodotta pesa un onere di mille dollari riferibile proprio alle spese sanitarie sostenute.
Ma oggi al Naias si affaccerà anche l’ad della Fiat, Sergio Marchionne. Per la prima volta dopo anni il Lingotto non è più il «brutto anatroccolo» e in Europa svetta di fronte alle difficoltà di francesi e tedeschi. A Detroit il Lingotto è presente con Ferrari e Maserati (per entrambe gli Usa sono il primo mercato), mentre l’Alfa Romeo dovrà attendere il 2009 prima di tornare a vendere Oltreoceano. E potrebbe arrivare proprio dal gruppo Fiat, che ha lasciato la crisi alle spalle e ambisce a diventare «primo della classe» con Toyota come modello per gli standard di qualità, la futura sorpresa per gli americani.
Consolidate le alleanze industriali e rafforzate le quote di mercato (in Europa, a dicembre, Fiat ha superato Renault), la nuova sfida da vincere sarà negli Usa con le auto del Biscione. Le stime, per ora, sono prudenti: 20mila unità nel 2010 e investimenti tra 70 e 100 milioni. Alfa si avvarrà della rete Maserati e, per i ricambi, dell’organizzazione Cnh.