L’autocritica di Profumo fa ripartire Unicredit

L’autocritica ha dovuto farsela di persona, Alessandro Profumo. Dopo i giorni del crollo in Borsa, e dopo l’aumento di capitale, è stato lui stesso, prima a Milano poi a Londra, incontrando gli analisti finanziari, ad ammettere di avere sottovalutato la crisi dei mercati e di aver esagerato con le acquisizioni. Prima di lui ben pochi - e tra questi ci piace autocitare il Giornale - si erano sognati di avanzare qualche critica all’operato di Unicredit. Più realisti del re e allineati, i maggiori commentatori nazionali non avevano nulla da eccepire. Meno male che, con l’autocritica di Profumo, abbiamo scoperto che anche un manager può sbagliare: sembrava di no. E a Profumo è andato il plauso della comunità finanziaria. Perché, in fin dei conti, ha trovato la forza di chiedere scusa.
Come non riusciva mai a Fonzie, lo spaccone dal cuore d’oro vero protagonista dei leggendari Happy Days. Così è riuscito a Profumo. E tanto è bastato per riconquistare simpatia e quel po’ di fiducia che forse sta alla base del balzo di Unicredit di ieri, che ha chiuso in rialzo del 9,2% a 2,7 euro. E che - lo vedremo - prova a invertire la rotta per risalire la china.
Poi è dilagato il tema delle retribuzioni, e anche quella di Profumo è tornata d’attualità. Qualcuno si è accorto di quanto guadagnano i manager (tema trattato ampiamente e in tempi non sospetti dal Giornale) e che la casta, prima ancora di quella dei politici, è da tempo quella dei grandi manager, che la alimentano proprio attraverso la crescita del valore delle azioni del proprio stesso gruppo. A fare scandalo è stato soprattutto il dato delle super-liquidazioni andate ai manager di banche o società fallite, negli Usa. Un tema che, per ora, non ha nemmeno di striscio toccato l’Italia, dove nessuna società ha fatto crac per questa crisi. Men che meno Unicredit, che è alle prese con una bufera finanziaria, ma non di bilancio: alla fine del 2008 gli utili saranno meno dei 6,5 miliardi previsti. Ma rimarranno pur sempre a quota 5 miliardi.
Comunque il tema dei manager e degli stipendi è arrivato fino al tavolo del governo, al lavoro per mettere a punto il decreto che eviterà crac bancari. Premier e ministro dell’Economia spostano l’attenzione sulle responsabilità dei banchieri che sbagliano, pur senza alcun nome né riferimento.
Il primo a parlarne è stato Giulio Tremonti chiarendo che la delibera dell’Ecofin prevede la «tutela del contribuente il cui capitale viene integrato nelle banche. Ma non il sostegno ai manager che hanno sbagliato nella gestione». Berlusconi è poi tornato sul tema: «La preoccupazione di Tremonti - ha detto - era che i contribuenti pensassero che noi facessimo grazie a tutti, anche a quelli che hanno sbagliato». Ci penserà Bankitalia, eventualmente, a vigilare sulle responsabilità dei manager. Ma questa è un’altra storia che, per il momento e per fortuna, non ci riguarda.