L’autodifesa di Cereda: «Mi sento come un reduce Il partito dica se servo»

I tre mesi di carcere, Loris Cereda - che quando venne arrestato per corruzione era sindaco di centrodestra di Buccinasco - racconta di averli vissuti come una sua guerra personale: contro i giudici prevenuti, contro le intercettazioni a casaccio, contro il tentativo di farlo confessare colpe che dice di non avere commesso. Ad amareggiarlo è il dopo: «Mi sento come un reduce del Vietnam che, invece di essere accolto a braccia aperte, viene quasi schifato». Ce l’ha col Pdl, col suo partito che lo ha sospeso cautelarmente, e che non dà segni di voler investire su di lui.
Così ieri Cereda ha convocato la stampa a Buccinasco, dove il suo arresto ha portato al commissariamento del Comune e all’indizione d nuove elezioni. É tornato a proclamarsi innocente dalle accuse: i 3.250 euro da un commerciante interessato ad una pratica commerciale, «e che erano solo una intermediazione, tant’è vero che sono stati pagati con un bonifico sul mio conto corrente personale»; e le due Ferrari che gli sono state prestate dal titolare di una impresa di pulizia: «Ma non mi sono mai nascosto, e anzi una delle due volevo farla utilizzare dal Centro Anziani». Recentemente gli è arrivato un nuovo avviso di garanzia, che riguarda lo smaltimento degli scavi di via Guido Rossa: ma Cereda lo liquida come «un’accusa ridicola», «quando sono stato eletto il quartiere c’era già ed era stato costruito tutto durante la precedente amministrazione».
Sulla sua sorte processuale deciderà il giudice preliminare che nelle prossime settimane vaglierà la richiesta di rinvio a giudizio. Ma Cereda si sente prematuramente scaricato dal Pdl: «Vorrei sapere se servo ancora al partito, altrimenti potrei prendere altre decisioni, pur restando sempre un uomo del centrodestra». E in vista delle elezioni sta lavorando a una lista under 31, «Politica Giovane».