L’autonomia dei giudici non garantisce la giustizia

Caro Granzotto, nella vicenda Mastella non emerge che la retata ordinata dalla magistratura non è suffragata dalla presenza di un reato? Detto in altre parole: il principio che la legge non consente ignoranza non andrebbe applicato anche ai magistrati?


Al tempo, caro B. Lasciamo che la giustizia faccia il suo corso, ma anche se fosse (e pare proprio che sia) come dice lei perché stupirsene? All’ultimo concorso per l’accesso in Magistratura, su 43mila candidati ben 42mila 670 sono stati bocciati per «manifesta ignoranza» della lingua italiana. Come non pensare che la «manifesta ignoranza» riguardi anche altri campi, ad esempio la scienza del diritto? Si è detto che la falcidie di quest’anno non ha precedenti e siccome è da escludere che l’epidemia di asinità sia esplosa all’improvviso tutto lascia credere che in precedenza un bel numero di manifesti ignoranti dell’una e dell’altra disciplina siano riusciti a farla franca vuoi per botta di fortuna vuoi per manica larga degli esaminatori. Per sostenere l’impeccabilità e l’impellenza del provvedimento preso da Mariano Maffei (la cui padronanza quanto meno dell’italiano chiunque può constatare cliccando su «You Tube») in ambito giustizialista si fa riferimento alla sua lunga e onorata carriera. «Per ben quarantaquattro anni - ha detto di se stesso, parlando in terza persona, il capo della Procura di Santa Maria Capua Vetere - ha amministrato la giustizia con altissima professionalità, con spiccato senso del dovere e con alto impegno, ma soprattutto con autonomia e indipendenza assoluta in ogni circostanza e anche nella vicenda a oggetto del presente provvedimento». Glie ne diamo atto. Però quando mai una lunga carriera, quando mai autonomia e indipendenza sono state garanzia di merito, di correttezza. Di giustizia?
Chi mette in discussione l’altissima professionalità, l’autonomia, l’indipendenza e l’alto impegno della Procura napoletana? Nessuno. Ma stabilito (è stabilito, no?) che è la camorra ad aver impedito a Napoli il regolare smaltimento dei rifiuti, come spiegare che la locale giustizia abbia rivolto il suo severo sguardo alle premure del Berlusconi nei confronti di un paio di attricette e non agli appalti e alle malversazioni dei camorristi? Forse che il tasso di malavitosità nel raccomandare una signorina è superiore a quello che ha finito per ridurre Napoli a immondezzaio? In piena autonomia e altrettanta indipendenza qualcuno a deciso che sì, la pericolosità sociale dell’interessamento del Cavaliere per Elena Russo ed Evelina Manna è di gran lunga superiore a quello delle mani della camorra su Napoli. E non ci resta che prenderne atto.