L’autostrada più costosa d’Italia dove i lavori sono sempre in corso

Lasciate ogni speranza, o voi che la imboccate! E non lasciatevi illudere dalla prima, bellissima galleria che imboccate. Poi, tra Padula e Lauria Nord, i lavori saranno in corso. Idem tra Altilia e Falerna, tra Serre e Rosarno, tra Gioia Tauro e Reggio. E dove anche si può procedere, ecco buche, asfalto abraso, un’unica corsia per metà del percorso, velocità tra i 60 e i 90 km orari, guard-rail che oscillano al vento, un nulla chiamato corsia di emergenza e cascate di fichi d’India che invadono la carreggiata nascondendo i rari cartelli stradali. Era il ’62 quando fu messa la prima pietra dell’A3 - costo previsto 180 miliardi di lire - che avrebbe dovuto collegare il resto d’Italia alla Calabria, la «Terza Isola». Ed era il ’74, conto salito a 368 miliardi, quando si osò dire che era stata finita. Falso. La verità è che oggi la calabra insularità permane; che quel manufatto su cui sono arricchite la politica e le cosche va rifatto daccapo; e che l’Italia si ostina a finire a Salerno. La A3, sogno lungo 442,9 km e la cui fine lavori viene sempre spostata un po’ più in là nel tempo (si parla del 2013 e di un costo finale di 10 miliardi, ma di euro!), continua a rivelarsi ciò che è sempre stata: un incubo.