L’aviaria «contagia» i liguri, non gli uccelli

Francesco Gambaro

Scatta anche in Liguria l'allarme aviaria. Ieri mattina nel torrente San Francesco, a Rapallo, sono state trovate tre anatre morte, mentre più o meno nelle stesse ore la carcassa di un cigno è stata rinvenuta presso l'oasi faunistica del Nervia da un consigliere comunale Bruno Strangio, che ha subito segnalato l'episodio all'autorità sanitaria. È il quarto cigno trovato senza vita alla foce del Nervia (dove sorge l'oasi faunistica tutelata dal Wwf) negli ultimi mesi. Mentre negli altri casi la morte dei volatili sarebbe da attribuire ad un altro cigno, già soprannominato Killer, per sapere se la carcassa trovata ieri a Ventimiglia è stata colpita dal temutissimo virus H5N1 bisogna attendere l'esito delle analisi compiute in queste ore dai tecnici della Asl. Ma l’ufficio relazione col pubblico della Asl di Imperia nega l’esistenza di casi accertati di influenza aviaria sia negli animali domestici che in quelli selvatici. Intanto l’Asl 4 di Chiavari fa sapere che «sino ad oggi non c’è stato alcun risultato positivo su campioni inviati da noi agli istituti zooprofilattici di Genova e Torino». Anche a Genova nel torrente Sturla i vigili del fuoco hanno recuperato la carcassa di un’anatra morta. Sono in corso accertamenti.
Ma il livello di guardia in tutta la Regione resta alto, dopo che tre giorni fa ventuno cigni sono stati colpiti da influenza aviaria in Sicilia, Calabria e Puglia. La Liguria è infatti considerata tra le regioni più a rischio per un eventuale contagio del cippo. In particolare le alture di Arenzano sono uno dei siti italiani più frequentati dagli uccelli migratori, insieme al promontorio del Conero e del Circeo. Tutto questo mentre Paola Oreste, responsabile del servizio di prevenzione della Liguria, getta acqua sul fuoco: «Tutte le attività fino ad oggi svolte dalla Regione nell'ambito del programma di monitoraggio sull'influenza aviaria hanno dato esito negativo». Proprio in questi giorni al Ministero è stato trasmesso lo stato di attuazione delle attività preventive sul territorio, che prevedono controlli attraverso prelievi di sangue sui 28 allevamenti avicoli industriali presenti nella nostra Regione. Ogni mese sono stati effettuati tre prelievi negli allevamenti rurali e uno nei restanti allevamenti industriali. Rimane sempre valido l'invito rivolto dai responsabili dell'istituto zooprofilattico a non toccare i volatili eventualmente trovati morti, segnalando alle asl i casi di moria anomala di gabbiani o camorani.
Il punto di maggiore concentrazione di volatili in Liguria è senza dubbio l'area di Arenzano. Non a caso all'interno della foresta demaniale del Lerone, sulle alture di Arenzano, si trova il centro ornitologico istituito dal passo del Beigua che svolge in collaborazione con la Lipu e gli enti locali attività di studio e osservazione sull'avifauna di passo. Proprio tra Cogoleto e Voltri si stima che ogni anno in Primavera transitino oltre 5 mila rapaci diurni appartenenti a 19 specie diverse (falco di palude, nibbio, biancone). La cosa però non sembra turbare più di tanto la popolazione. «Al momento non sono preoccupata - giura Ines Berio - e mi attengo alle dichiarazioni del ministro alla Salute Storace secondo il quale il virus non ha fatto il salto di qualità. Inoltre è esclusa la trasmissione da uomo a uomo». Quindi, scherzando ma non troppo, aggiunge: «Tanto io pollo non ne mangio mai...». Sulla stessa lunghezza d'onda la signora Rosa Parodi che non tradisce alcuna preoccupazione, dopo l'allarme scattato in queste ore: «Il nostro è uno dei Paesi più efficienti nella pulizia degli allevamenti, dove ogni mese vengono effettuati molti controlli sui volatili. Ragion per cui non mi allarmo più di tanto». Meno ottimista Rosario T. «Non è il caso di dormire tranquilli soprattutto dopo che in Sicilia hanno trovato venti cigni colpiti dal virus. Quei cigni potrebbero aver infettato altri animali selvatici». Stefano De Gasperi non vuol sentir parlare di psicosi, ma invita a tenere alta la guardia «purtroppo c’è molta disinformazione. Credo che sia importante attenersi ad alcune precauzioni come quelle di non toccare gli animali morti e lavarsi sempre le mani. Abitando ad Arenzano non nascondo una certa inquietudine, visto quello che si legge sui giornali». La signora Rosanna invita a non fare terrorismo poiché molti animali selvatici come le anatre preferiscono i torrenti e non c’è quindi motivo di preoccuparsi.