L’avventura controcorrente del risorgimento «liberal»

La parodia attraversa la nostra letteratura dai clerici vagantes al Novecento, secolo in cui ha avuto più cultori. Gino Tellini, italianista all’università di Firenze, in Rifare il verso (Mondadori, pagg. 385, euro 12) ne traccia un panorama divertito e divertente, privo di qualsiasi petulanza accademica. In esso brillano maestri come Paolo Vita-Finzi e Luciano Folgore, che non arretrano neppure di fronte a D’Annunzio, ma anche Ettore Petrolini con la sua irresistibile Canzone delle cose morte, Ennio Flaiano che gioca da par suo con i Promessi sposi e con Ungaretti, Achille Campanile che ironizza su Leopardi e Gino Patroni, il cui «Ed è subito pera» suscitò le ire di Salvatore Quasimodo.