L’avventura di Scottin un libro di foto

In un libro fotografico le immagini dell’epica spedizione britannica "Terra Nova" in Antartide. Incluso il "fantasma" del norvegese Amundsen

Con un pizzico d’ironia, Herbert Ponting afferma nel suo The Great White South di aver incontrato per la prima volta Scott in Siberia, leggendo i due volumi della spedizione Discovery mentre era a bordo di un treno che percorreva la Transiberiana. Come spesso accade le battute nascondono parte di verità e le circostanze apparentemente incongruenti convergono invece verso un bersaglio comune. Perché se Ponting rimase affascinato dal Sud e da un libro, era destino che andasse a Sud con l’autore di quel libro e a sua volta ne scrivesse e testimoniasse la sua esperienza con più di duemila immagini e un’ora di filmati che compongono la più impressionante e completa documentazione visiva di una spedizione antartica del periodo classico e comprovano al massimo grado la sua arte fotografica.
L’incontro fisico tra i due avvenne a Londra, nell’autunno del 1909. Ponting stava lavorando a un volume con le immagini dei suoi viaggi in Giappone e al contempo stava organizzando una campagna fotografica di due anni attraverso i territori dell’Impero Britannico. A suo dire, era lontanissimo dall’idea di visitare l’Antartide. Del resto, i preparativi della spedizione di Scott erano ancora in alto mare. La nave che avrebbe condotto Scott e i suoi in Antartide era la Terra Nova, una baleniera scozzese varata nel 1884 nei cantieri di Dundee che stazzava quasi 700 tonnellate e che vantava innumerevoli stagioni di caccia ai cetacei dei mari del Nord. Aveva partecipato nel 1894-97 alla spedizione artica Jackson-Harmsworth e nel 1904, nella precedente spedizione antartica di Scott, era giunta in salvataggio della Discovery, intrappolata dai ghiacci del canale di McMurdo. \
La Terra Nova salpò dal porto di Londra il primo giugno 1910. Doveva recarsi a Cardiff per caricare il carbone e altri equipaggiamenti donati dai gallesi (e per questo motivo la partenza ufficiale sarebbe stata quella da Cardiff, così come Cardiff sarebbe stato il porto di approdo nel viaggio di ritorno) e finalmente il 15 giugno 1910 fece rotta verso l’Atlantico. Scott non era a bordo - avrebbe raggiunto la nave soltanto in Sudafrica - impegnato com’era a trovare ancora i finanziamenti che faticava a ottenere. Il preventivo della spedizione s’era assestato sulle 50.000 sterline - poco più della metà della precedente missione Discovery, ma pur sempre una cifra ragguardevole - e ancora ne mancavano 10.000 al pareggio nonostante molti materiali e provviste fossero stati donati dai rispettivi produttori a scopo pubblicitario.
Al comando della baleniera c’era ancora una volta il tenente di vascello Edward Evans. Dai tempi del salvataggio della Discovery era entrato nelle grazie di Scott ed era riconosciuto come il secondo della missione. A bordo c’era anche gran parte della squadra polare. Altri, tra cui Ponting e Cecil Meares l’avrebbero raggiunta in Nuova Zelanda. Quest’ultimo era in missione in Siberia per acquistare i pony e i cani da slitta.
Il mattino del 12 ottobre, nel porto di Melbourne, Scott, che aveva raggiunto la Terra Nova in Sudafrica, ricevette il famoso telegramma di Amundsen - «Am going South. Amundsen» - spedito da Madera e che lo avvisava della nuova meta dei norvegesi che da quel momento diventavano competitori dell’impresa e competitori di tale pericolosità che fu chiaro subito a tutti chi sarebbe stato il favorito. Amundsen stava preparando da tempo la sua spedizione. Ufficialmente doveva dirigersi a Nord, ma fu solo nello scalo dell’isola atlantica che venne dichiarata la rotta effettiva della nave. Scott ricevette la notizia con la consueta flemma, o diede a intendere che l’aveva ricevuta con flemma. Più probabilmente ne rimase molto turbato e iniziò a considerare che avrebbe dovuto alzare il margine di rischio per riuscire nell’impresa.