L’avvocato dei potenti che deve cambiare la Giustizia

È la prima donna Guardasigilli, Paola Severino. Ed è avvocato. Penalista di rango, consulente di società, banche e associazioni di categoria, vicerettore dell’università Luiss di Roma

Roma - È la prima donna Guardasigilli, Paola Severino. Ed è avvocato. Penalista di rango, consulente di società, banche e associazioni di categoria, vicerettore dell’università Luiss di Roma, il neo ministro della Giustizia arriva al Quirinale per il giuramento in tenuta bon ton, tailleur pantalone blu e triplo filo di perle. Dispensa baci ai due nipotini che l’accompagnano e non nasconde la sua «grande emozione».

Sessantatre anni, napoletana, la Severino è una delle tre «signore» della squadra Monti, tutte in posizioni strategiche. Toccherà a lei affrontare i gravi problemi del sistema giudiziario italiano, che sempre più negli ultimi anni hanno pesato sulla politica, alimentando un vero e proprio scontro con la magistratura. E ci sono quei 9 milioni di cause arretrate tra civile e penale. Un’ora dopo il giuramento la Guardasigilli arriva a via Arenula per lo scambio di consegne con il predecessore Francesco Nitto Palma, che l’accoglie con un bouquet di orchidee bianche nel salone Bargellini che sarà il suo studio. È già pronta ad affrontare questioni che conosce bene, ma dovrà anche imparare a nuotare nella vasca della politica, che per lei è una novità. «La responsabilità è grande» , ammette. La priorità? «Il carcere è un problema grave», si limita a dire la Severino.

Legata al mondo cattolico e sponsorizzata dall’Udc, la Severino è anche molto apprezzata in Confindustria. Tanti dei suoi clienti sono stati «illustri». Uno dei primi è Francesco Gaetano Caltagirone, suocero di Pier Ferdinando Casini, che ha difeso a Perugia su Enimont. Ma ci sono anche Romano Prodi, che ha assistito nel processo sulla vendita della Cirio; il legale della Fininvest Giovanni Acampora nel processo Imi-Sir; Cesare Geronzi per il crac della Cirio; l’ex segretario generale del Quirinale Gaetano Gifuni nell’indagine sui fondi per la tenuta di Castelporziano. La Rai ha voluto lei per tutelarsi nel caso P4.

Ha lavorato nello studio di Giovanni Maria Flick, prima che diventasse Guardasigilli del governo Prodi, ha rappresentato l’Unione delle comunità ebraiche nel processo al nazista Erich Priebke e ha assistito molte grandi società, come Eni e Telecom. Nel 1998 era il manager pubblico più ricco: 3,3 miliardi di vecchie lire dichiarati.

Più volte è stata candidata dell’Udc alla vicepresidenza del Csm e tra le prime congratulazioni ecco l’amico Michele Vietti, ora sulla poltrona numero due, che si dice «pronto a collaborare». Se a Palazzo de’ Marescialli non è mai entrata la Severino è stata, dal 1997 al 2001,la prima donna vicepresidente del Csm militare. La descrivono piena di grinta, ma portata alla mediazione. Il presidente dell’Anm, Luca Palamara, offre il suo «contributo». Ma su di lei scommettono molto gli avvocati, sognando riforme come la separazione delle carriere.

I suoi studenti alla Luiss la temono e l’ammirano e a Giurisprudenza scoppiano gli applausi alla notizia della nomina. «Figura di grandissimo livello e serietà», la definisce l’ateneo.
L’unica frivolezza del suo curriculum? Fa l’attrice dilettante e nel 2003 difende, al Festival dei Due Mondi, l’assassina di Jean Paul Marat, Charlotte Corday, accusata da Antonio Di Pietro. A Spoleto è poi avvocato di Galeazzo Ciano e a maggio il suo «cliente» è Galileo Galilei, nel processo all’Auditorium di Roma.