L’avvocato dello stupratore: «Faremo ricorso»

Mentre il suo stupratore torna in cella, la giovane barista dei Castelli romani vittima dello stupro di Capodanno, avvenuto durante un veglione alla Fiera di Roma, viene fermata durante un controllo antidroga dei carabinieri e segnalata alla prefettura di Roma come consumatrice di sostanze stupefacenti. La giovane aveva appena acquistato della cocaina, assieme ad altri amici, quando è incappata in un controllo. È avvenuto tre sere fa. Lunedì, invece, Davide Franceschini, il giovane di 22 anni accusato di averla violentata la notte di San Silvestro, è tornato in carcere in base alla nuova normativa del decreto antistupro.
L’aggravamento della misura degli arresti domiciliari con la custodia cautelare in carcere è «imposta dalla nuova formulazione della legge sulla violenza sessuale», scrive il gip Guglielmo Muntoni nel provvedimento con cui ha disposto l’esecuzione della misura su richiesta del pm Vincenzo Barba.
«Nel decidere sulla richiesta in esame - scrive il gip - deve solo valutarsi, avuto riguardo alla presunzione di legge circa la sussistenza di esigenze cautelari, se vi siano elementi utili ad escludere l’esistenza delle stesse esigenze. Solo in tale ipotesi può non applicarsi la misura della custodia in carcere ed anzi deve disporsi la liberazione dell’indagato atteso che in assenza di esigenze cautelari nessuna misura cautelare è applicabile». Franceschini sarà interrogato oggi dal gip a Regina Coeli per la convalida dell’arresto.
«Con la norma disciplinata dall’articolo 275 terzo comma del codice di procedura penale, il legislatore ha stabilito che in presenza di gravi indizi di sussistenza di alcuni reati - continua il gip - i delitti di associazione di stampo mafioso, ed ora anche i delitti di violenza sessuale, come quello in questo procedimento, vi è una presunzione legislativa di sussistenza di esigenze cautelari e di inidoneità delle misure diverse dalla custodia cautelare in carcere, a fornire tutela in relazione a dette esigenze, misure diverse dalla custodia in carcere sono illegittime in relazione ai reati in questione».
«È pacifico come osservato dal pm - continua il gip - che a Franceschini, come ad ogni altro soggetto al quale sia irrogata per il reato di violenza sessuale una misura meno grave, debba essere applicata la misura della custodia in carcere atteso che misure gradate non sono consentite dalla normativa vigente». Ciò, conclude il gip, non consente di escludere allo stato che vi siano esigenze cautelari legate al pericolo di reiterazione del reato o di inquinamento delle prove.
Polemico contro la decisione l’avvocato Francesco Bergamini, che difende il ragazzo. «Questa vicenda presenta motivi di illegittimità costituzionale grandi quanto una casa - sostiene - il mio assistito è finito in carcere per una strumentalizzazione politica di questa storia. È un provvedimento che contrasteremo facendo ricorso al Riesame. Franceschini ha avuto la sfortuna di essere stato equiparato agli stupratori della Caffarella e ad altri episodi: ma basta leggere il capo di imputazione per capire che si tratta di un episodio differente».