L’Avvocato imperatore

Oltre 70mila visitatori in venti giorni a Roma, oltre 80mila in un mese a Torino. Dove la fila per guardare le oltre 200 immagini, filmati dell'Archivio Storico Fiat e interviste delle Teche Rai che ricostruiscono i momenti pubblici e privati della vita di Giovanni Agnelli dal titolo «Il secolo dell'Avvocato» faceva due volte il giro della Mole Antonelliana.
«La gente entrava, passava accanto alle foto e piangeva», raccontano Marcello Sorgi, ex direttore della Stampa e curatore della mostra e del catalogo (Skira) e l'ideatrice Cinzia Manfredini. «Alle inaugurazioni c'era il governo, c'era la Juventus del passato e del presente, c'erano tanti grandi personaggi. Ma nei giorni della mostra arrivavano pullman da tutte le città d'Italia: per ricordare, per rivedere. Non erano soltanto tifosi della Juventus, ma dell'Avvocato».
Oggi la mostra arriva a Milano, nell'ultimo dei tre allestimenti curati dall'architetto Susanna Nobili: i mille metri quadrati del salone del Palazzo della Ragione sono divisi in corridoi che contengono le immagini scattate dai più importanti fotografi del mondo: Vito Liverani sopra a tutti, uno degli ideatori della mostra, e poi Bob Krieger, Helmut Newton, Guido Harari, Giorgio Lotti.
Gianni bambino, al volante di una piccola Bugatti giocattolo, vestito alla marinara. La sua pagella di quinta ginnasio, anno scolastico 1935-36, al liceo Massimo d'Azeglio di Torino: cinque fisso in matematica, sei e sette in quasi tutte le altre materie e nove in condotta. Agnelli insieme ai tecnici della Ferrari, rilassato, sorridente, mani in tasca, nel backstage di una gara negli anni Cinquanta. E poi a Milano, nel settembre del 1957, alla presentazione della «Bianchina» al Museo della Scienza: l'Avvocato è salito sull'auto in esposizione e si è messo al volante. E sotto di lui, seduti sulla pedana che sostiene la Bianchina, Alberto Pirelli, Vittorio Valletta e Giuseppe Bianchi sembrano proprio in attesa di un passaggio.
E poi i momenti che tutti ricordiamo meglio, quelli trascorsi con la «nuova generazione» che, nel bene e nel male, ha preso il suo posto: al matrimonio della figlia Margherita, allo stadio con i nipoti Lapo e John Elkann, a passeggio con Edoardo, in montagna con Luca Cordero di Montezemolo. O quelli «storici», passati a lottare e ad accordarsi con i sindacati e gli operai. Accanto ad Agnelli scorrono, in un amarcord che pare vicinissimo nel tempo, i volti di Alberto Moravia, Federico Fellini, Carlo d'Inghilterra, Mario Soldati, Carlo Bo, Claudio Villa, Michel Platini, Enzo Ferrari e poi Tito, Fidel, Reagan, Jackie Kennedy.
Perché, come racconta Sorgi nell’introduzione al catalogo, ad Agnelli poteva capitare di alternare una visita a un vecchissimo Churchill con la barca ancorata in rada a una vacanza con i giovani Kennedy. E quando prese il comando della Fiat, nel 1966, in un periodo in cui la globalizzazione mediatica non era nemmeno agli albori, il suo «profilo da antico romano» come lo definì Montanelli, era già quello di una star. Tanto che una mattina, racconta sempre Sorgi, quando all'alba scese dalla barca ad Ibiza, tra i ragazzi ubriachi reduci da una delle notti brave sulla spiaggia si sparse la voce: «Quello che ci è passato davanti sembrava Agnelli. Incredibile, mi sa che abbiamo davvero bevuto troppo».