L’azienda ha moltiplicato i corsi allo scopo di formare i futuri venditori della rete. In prospettiva ottime possibilità di carriera e buone retribuzioni «Dai camion tante chances per i giovani» Lazzoni, amministratore delegato di Volvo Trucks Italia,

«Più redditizia è la figura dell’autista»

Dopo la cessione nel 1999 della divisione auto alla Ford, il «cuore» del gruppo Volvo è rappresentato da Volvo Trucks. Nel 2008 si festeggeranno gli 80 anni dalla nascita del primo autocarro della marca svedese che oggi controlla anche la francese Renault Trucks e l’americana Mack. Sicurezza, qualità e ambiente sono da sempre i pilastri della filosofia Volvo, e l’uomo è al centro di tutto: come cliente, come collaboratore, come semplice abitante del pianeta. Con Marco Lazzoni, amministratore delegato di Volvo Trucks Italia parliamo di un’interessante iniziativa che esula dalle consuete valutazioni sui prodotti e sul mercato.
«Il settore dei veicoli industriali sta vivendo una fase particolare - dice Lazzoni -: da una parte ci sono i veicoli, sempre più moderni, dotati di altissime tecnologie dedicate alla sicurezza e al comfort, valori che oggi, su un mezzo pesante, sono decisamente superiori a quelli di un’auto. Dall’altra c’è un allontanamento dei giovani da questo settore, nonostante esso offra tante opportunità a potenziali protagonisti che vivono il dramma della disoccupazione».
Quali sono le cause di questo disamore da parte dei giovani?
«Abbiamo commissionato una ricerca al professor Domenico De Masi, sociologo, docente di scienza della comunicazione, partendo dalla suddivisione in tre categorie di giovani secondo il ruolo: il venditore di veicoli industriali, il tecnico di officina e l’autista, l’acquirente. I risultati della ricerca, condotta in maniera snella, sono stati presentati a metà maggio».
Quali sono state le risposte?
«Alla base di tutto c’è la scarsa conoscenza del settore. Nel caso delle mansioni di officina, per esempio, il giovane non è interessato al lavoro perché pensa ancora al meccanico con le mani sporche di grasso, una figura antica che oggi è stata sostituita da persone in camice bianco che utilizzano sofisticatissimi strumenti elettronici. Questo è un problema comune anche alle concessionarie di auto, che, a differenza di quelle di trucks, non hanno problemi nel reperimento dei venditori».
Come si spiega questa differenza?
«Nel caso del venditore, il blocco è rappresentato dalla specificità del veicolo, dalla complessità della trattativa e dalle caratteristiche del cliente, l’autista, cioè il “camionista” dell’immaginario collettivo. Tecnico d’officina e venditore sono due mansioni ottimamente retribuite, offrono possibilità di carriera, ma nonostante questo i giovani non arrivano. Ancora più redditizia è la figura dell’autista e qui, come ci segnalano le aziende di autotrasporti, la mancanza di personale giovane è endemica nonostante le caratteristiche dei mezzi e le nuove prospettive che la professione offre.
Quali i rimedi?
«In Volvo Trucks Italia lavoreremo molto sulla comunicazione, attraverso i media e moltiplicando i corsi per giovani, come quello in atto, della durata di tre mesi, riservato a 20 persone destinate a divenire venditori nella nostra rete»