L’azzardo di un’arte che smaschera i virtuosismi

Ancora qualche settimana per poter vedere le due mostre personali presso il Macro di via Reggio Emilia. Una dedicata, un po’ come è pratica da qualche tempo, ad uno degli esponenti dell’arte romana, l’altra a una giovane artista iraniana. Le sale sono ben suddivise e i lavori, seppure per intensità, vigore e anche tecnica appaiano distanti, riescono ugualmente bene a condividere l’identità di un’unica mostra. Giuseppe Gallo è da sempre considerato uno degli artisti romani di maggiore interesse. Come dice Eccher «Il suo lavoro oscilla fra gli azzardi innovativi e sperimentali di una narrazione coraggiosa e i classicismi di un linguaggio virtuoso». Si tratta di una mostra antologica, con preziose opere che vanno dal ’79 fino a oggi. Disegni, dipinti, sculture, e installazioni. Gallo non scarta alcun mezzo per elaborare la sua poetica, cercando sempre un equilibrio tra la cosa da dire, e il detto, appunto. I suoi lavori, soprattutto le sue maschere, dal titolo Prismi, per la prima volta esposte tutte insieme - riproduzioni di maschere rituali e teatrali - sembrano ricolme di simboli, di segni, di gesti, che lasciano la possibilità a vari interrogativi ma allo stesso tempo a intuizioni che poi però devono necessariamente divenire personali interpretazioni. Delicati e soavi anche i lavori di Avish Khebrehzadeh, alla quale sono state dedicate, come prassi, le Sale Panorama. Nonostante a Roma abbia già realizzato delle personali, questa però è la sua prima in un Museo d’Europa. Tratti semplici a volte quasi infantili, figure umane semplicemente tratteggiate, come per non voler appesantire le figure. In mostra una serie di opere inedite tra le quali due video-animazioni proiettate su grandi disegni, e circa 20 dipinti a olio realizzati su tavole.