L’azzurra Aguero torna a Cuba e rischia il carcere

Fuggita dall’isola, è diventata italiana. Ora ha lasciato i giochi per tornare all’Avana dalla madre morente

Pechino - Correrà ogni rischio pur di rivedere la mamma ancora una volta. Anche quello di essere arrestata. Taismary Aguero, detta Tai, è scappata dalla Cina com’era scappata da Cuba nel 2001. Allora era una fuga vera dall’isola e dal suo regime. Filò via il 19 giugno, da Montreaux, in Svizzera, dove aveva appena concluso un torneo di pallavolo con la sua nazionale. Parlò di fuga d’amore, come tutte le cubane che ci provano. «Una scelta d’amore che non finì come volevo», raccontò un giorno. Stavolta è un precipitoso abbandonare le compagne dell’Italia della pallavolo per arrivare in tempo a vedere la mamma ancora viva. Tai è la pantera nera della pallavolo femminile, la ragazza che poteva regalare una speranza in più alla squadra: con le azzurre ha vinto gli europei, appena ottenuta l’italianizzazione, con Cuba ha conquistato due ori olimpici.

Ma Dulce Fedora, sua mamma, è stata rimandata a casa dall’ospedale senza più speranze per la malattia che l’attanaglia. Tai ha chiesto di partire, non la vede dal 2001, in compenso le spediva danari per riassestare la casa di famiglia. Dulce vive a Mayajigua, un paesino di seimila persone, a 360 chilometri da L’Avana. Tai non c’è tornata nemmeno quando è morto il papà, due anni fa. Glielo hanno impedito, non ha voluto sfidare la minaccia del regime. Quella di sempre, che vale per tutti: torni e paghi. Tai non ha mai parlato della politica del suo Paese. Abitudine degli atleti di quelle parti, quando lasciano l’isola e magari i parenti. Una parola di troppo e per chi resta la vita diventa maledetta.

Oggi la Aguero ha passaporto italiano, ha conosciuto una seconda vita felice, trovato l’uomo della vita in Alessio Bottegli, fisioterapista incontrato a Perugia, che negli ultimi due anni ha lavorato con la nazionale turca, ma non ha cancellato il peccato originale: la fuga da esule, Cuba non perdona. Il governo potrebbe trattenerla, magari arrestarla. Fidel si è ritirato, il regime ha perso il suo barbone, non il vizio.

Il Coni ha cercato appoggi diplomatici per evitare la trappola, ha spedito un dirigente con la Aguero, le ha prenotato il ritorno per il 14 agosto. Tai adesso è cittadina italiana, non va dimenticato. Potrebbe tornare a Pechino per i quarti di finale. Il ct Barbolini ha evitato l’idea di sostituirla. Fra i due c’è un rapporto di stima: lei gli ha promesso una medaglia olimpica e, in cambio, aveva chiesto alla federazione di trovare la soluzione per farle rivedere la madre. Un visto turistico poteva risolvere il problema e regalarle la gioia. Troppo tardi. Ci ha pensato il destino. Ed ora anche Tai se la vedrà brutta.