L’azzurro Gagliardi vede rosso: «La vera continuità è Vincenzi»

L’anno sabbatico lontano dalla «cosa pubblica» deve avergli fatto non bene, ma benissimo: Alberto Gagliardi, già deputato-chiamato-Genova e sottosegretario agli Affari regionali del governo Berlusconi, torna a fare politica a tempo pieno e con più voglia di prima, come capolista di Forza Italia alle elezioni amministrative genovesi. E sprizza polemica da tutti i pori. Specialmente nei confronti della candidata sindaco Marta Vincenzi.
«Il sindaco giusto per la ripresa e lo sviluppo di Genova - tuona - è uno solo: Enrico Musso. Dobbiamo votare lui, ricordando anche di esprimere sulla scheda la preferenza per il candidato di lista. Guai se la città dovesse finire ancora schiacciata dall’abbraccio mortale della sinistra».
Per lei dunque, Gagliardi, la battaglia contro la sinistra-iattura per il progresso non conosce soste.
«Eccome. Non posso dimenticare tutti i guasti provocati dalla sciagurata politica amministrativa di chi ci ha governato in questi anni».
Compresa Marta Vincenzi?
«Certo. Nei due cicli amministrativi da presidente della Provincia ha contribuito in maniera determinante allo sfascio. Basta pensare a lei in testa alla marcia dei no global alla manifestazione Tebio, un anno prima del G8, o alla sua posizione nei confronti della svendita della Elsag Bailey, il gioiello della nostra tecnologia ceduto troppo frettolosamente per fare cassa...».
Sono cose note.
«Mica tanto. C’è il rischio che la gente se le sia dimenticate, queste cose. E invece bisogna ricordarci bene di quello che è accaduto in passato per costruire un futuro migliore. La vera svolta, la vera discontinuità è quella di Musso, di Forza Italia, della Casa delle libertà, non quella proclamata da chi non ha né titoli, né programmi per interpretarla».
Allora da dove cominciamo, Gagliardi? Anzi, da dove ricominciamo?
«Ricominciamo dalle sette P, i sette Peccati capitali della sinistra che hanno mandato in crisi la città».
Non vorrà partire da Dante Alighieri?
«No, lasciamo stare la Divina Commedia, e le sette P che ne la fronte mi descrisse col punton de la spada...».
Non faccia così, la prego. Parliamo di epoche più recenti.
«Mi adeguo. Sarò rapidissimo, ma è necessario precisare che dietro ogni P che cito io c’è un mare di cause-effetti, di connivenze politico-economiche, di malgoverno, di sprechi che riconducono sistematicamente alla cattiva amministrazione di sinistra».
Pronti, via.
«La prima P sta per Proletariato, in nome del quale si è voluto mantenere una città prevalentemente operaia, più agevole da gestire a piacimento. Poi viene la P di Portuali, una corporazione potente che ha tenuto in scacco per lunghi periodi lo scalo e la sua città».
Procediamo. Numero 3.
«È la P di Pensionati e anche dei Prepensionati, molti dei quali giovani, che sono diventati la costante della città. Poi ci sono le altre P: Precariato, Posti pubblici (con le decine di società create appositamente per ottenere occupazione fasulla), Posti politici (esempio classico i nuovi Municipi)».
Ne manca una, di P.
«La più forte, la più estesa, la più invasiva, la più tentacolare...
Prenda fiato, Gagliardi, se no ci fa preoccupare.
«Sì, però, la settima P è la più “più“ di tutte. È quella che esprime il Potere delle cooperative rosse, in particolare nel campo dell’edilizia. Un monopolio assoluto».
Genova può risalire?
«Ce la può fare, purché il 27 maggio cambi rotta. Genova oggi non è una città libera».
Che intende dire?
«Che c’è un regime, che non esiste città italiana come questa, che non abbia mai avuto un’alternanza di governo».
È il momento di cambiare.
«Lo dicono in tanti. Lo diranno anche le urne».