L’azzurro: «Sto zitto se no scoppia la guerra mondiale»

Materazzi in vacanza alle Maldive: «Mi hanno pregato di non parlare e a costo di una grande fatica rispetto la consegna del silenzio»

Franco Ordine

Materazzi, scusi, ha sentito della carognata mondiale di Zurigo?
«Ho sentito e mi hanno pregato di non rispondere, di non parlare. A fatica, a costo di una grande fatica, rispetto la consegna del silenzio. Lo faccio perché sono consapevole dei rischi che correrei».
Quali, scusi?
«Provocherei la terza guerra mondiale. E chiudiamola qui».
Possiamo parlare di altro, del mondiale e di tutto il resto?
«Cominciamo pure. Anche perché comincio ad avvertire una strana e curiosa sensazione».
E cioè?
«È come se stando in Germania, chiuso nell’albergo di Duisburg, oppure sui campi di allenamento e negli stadi delle sette sfide mondiali, abbia perso lo spettacolo che hanno vissuto amici e parenti, tifosi e semplici spettatori, guardando la tv».
E prima di partire per le vacanze non è riuscito a recuperare qualcosa?
«Certo. Ho fatto una full immersion con Sky e la riproposta delle telecronache di Caressa. Posso confessare la mia reazione?».
Naturalmente...
«Mi sono emozionato come se fossi ancora lì, a Dortmund o a Berlino. Anche perché rivedendo le scene più importanti dopo un paio di settimane si gustano i particolari, si colgono le facce, le espressioni, si può godere anche dei gesti tecnici che solitamente sfuggono».
Caressa è diventato un suo mito...
«Al ritorno dalle vacanze e alla ripresa dell’attività della Nazionale vorrei magari organizzare una piccola cerimonia: donare a Caressa una medaglia con tutti i 23 di Duisburg per ringraziarlo dei brividi che ci ha trasmesso».
Lo sa che nel frattempo, alla faccia della Fifa e di Zidane, lei è diventato un fenomeno di costume italiano?
«Certo, mi hanno divertito alcune manifestazioni di simpatia e di solidarietà. Per esempio i filmini su Internet, per esempio il sito a me dedicato. Mi fa molto piacere e non pensavo di diventare così trasversale».
È la sua seconda vita calcistica, caro Materazzi...
«Guardi che io sono stato così sempre. Solo che ho pagato, a caro prezzo, una serie di errori commessi in passato. Ma sono così diverso come persona, come papà, via anche come calciatore. Nonostante arrivi, insieme a quel fenomeno di Gattuso, dai campi impolverati. La mia vita è la famiglia, lì dentro sono il Materazzi autentico e non sono mai stato una persona diversa».
Quale evento l’ha maggiormente gratificata?
«Il sorriso dei miei figli. La sera del Circo Massimo, noi azzurri, abbiamo parcheggiato mogli, fidanzate e figli in un albergo che si affacciava sull’oceano di folla del circo Massimo. Il secondo, Davide, non capiva granché, mi vedeva in quella bolgia, piangeva perché pensava mi stessero rapendo. Il terzo è piccolo e appena diventerà più grande gli racconterò io cosa è successo a suo padre nel giugno del 2006».
Un’altra immagine fissa del mondiale è quell’abbraccio all’arbitro in mezzo al campo...
«Invece io ho impresso nella memoria la corsa di 70 metri fatta da Buffon per venire ad abbracciarmi dopo il gol alla repubblica Ceca. Io sono un timidone, avevo dentro una carica terribile. La rabbia covava dal mondiale del Giappone, dal mio ingresso contro la Croazia, dall’esito sfortunato di quella gara e dalle stroncature, immeritate, che ne seguirono sui giornali. Sono riuscito a resistere quattro anni. Ho avuto una forza che solo la fiducia di Lippi è riuscita ad alimentare».
L’altra istantanea è quel dito rivolto al cielo a invocare il commosso saluto a tua madre, dopo il gol alla Francia.
«Ho pensato in quel momento a una speciale benedizione, all’espulsione che mi ha consentito di saltare i quarti e non la finale, ho pensato che la vita è bella e che il calcio è capace di magie. E che infine nessun altro evento, al di là del calcio è capace di regalare, a milioni di persone, di uno stesso Paese, scese in piazze contemporaneamente, una simile gioia».
Ma è vero che Materazzi è diventato una specie di simbolo nazionale, ha superato i confini dell’«interismo»?
«Penso di sì ed è forse il più grande successo, dopo la coppa del Mondo. Sono qui alle Maldive per le vacanze, tutte le mattine mi sveglio e trovo degli sms dei miei compagni di avventura, Iaquinta e Gilardino, Toni, mi scrivono: buongiorno campione. Neanche noi ci rendiamo conto di quel che abbiamo costruito e quell’amicizia cementata in Germania non finirà mai».
A proposito di vacanze ma alle Maldive cosa ti dicono?
«Un grande popolo, mi trattano da re, grande accoglienza, richiesta discreta di foto e autografi, gli stranieri hanno capito, si sono informati e hanno preso a salutarmi anche loro».
Per chiudere, Materazzi, cosa farà nel suo futuro? Ha firmato per l’Inter?
«Per informazioni rivolgersi al mio procuratore Vigorelli. Adesso chiudo, stacco, dimentico Zidane e mi godo la famiglia». Senza provocare la terza guerra mondiale. Ma con un magone grande così. Per quella carognata mondiale che, guarda caso, gli impedità di giocare a Parigi contro la Francia il 6 settembre, qualificazioni europee.