l cittadini del ponente in rivolta contro l’ampliamento del porto

Centoundicimila metri quadri in più di superficie portuale e, in cambio, un chilometro di pista ciclabile tra Voltri, Prà e Pegli. Ritorna, anzi, è già tornato. Abito nuovo ma è sempre lui, lo spettro dei riempimenti portuali che da decenni aleggia sul ponente genovese. Uscito dalla porta, ora tenta di rientrare dalla finestra ma questa volta i cittadini non ci stanno. E s'indignano. Tutti, non c'è colore politico che tenga, si sono scagliati contro il sindaco Marta Vincenzi e il presidente dell'Autorità portuale Luigi Merlo, per dire «no» agli ampliamenti del porto nello specchio acqueo della loro delegazione. Un fuoco amico al di là di qualsiasi previsione che ha spiazzato il sindaco, ospite del Municipio Ponente proprio per illustrare agli abitanti, durante la seduta di consiglio, i primi passi del «grande ampliamento» portuale del ponente. Un'assemblea durante la quale è stata presentata la variante al piano regolatore portuale, la cosiddetta Vp5bis, già passata anche in comitato portuale, che inizia il percorso di approvazione degli enti locali coinvolti. Variante che prevede, oltre al progetto delle cosiddette Autostrade del Mare, la costruzione di un nuovo terminal passeggeri a Voltri per il traffico extra Schengen, cioè proveniente dai paesi extra europei.
Protagonisti della rivolta i voltresi, i praesi e i pegliesi, che ieri sera hanno affollato le sale del Teatro del Ponente di Voltri, quasi 400 persone tra appartenenti ai comitati e abitanti, per dire no all'ampliamento. Una zona già al collasso, con enormi problemi di traffico veicolare e merci, basti pensare ai 4390 tir che ogni giorno percorrono le strade della delegazione per entrare ed uscire dal porto. Con i cittadini sul piede di guerra, Vincenzi, dal canto suo, ha ricordato che la variante dovrà superare la v.a.s., valutazione ambientale strategica. Ma non basta. E il municipio presenta un documento condiviso da tutti i consiglieri e votato all'unanimità, in cui valuta la proposta dell'Autorità portuale come irricevibile, nei fatti rigettandola. «Cominciate a sfruttare le aree portuali già esistenti su Genova prima di pretendere ampliamenti a scapito di altri quartieri», gridano dal pubblico. «Sono disponibile a creare un percorso condiviso - ha risposto Merlo - ma le nuove funzioni di traffico passeggeri e merci sono necessarie, non tenerne conto sarebbe pregiudicare un'opportunità per il porto di Genova». Insomma, non si discute. «Però c'è in ballo la nostra salute - protesta Maria Rosa Boggio, del gruppo misto in Municipio - che il sindaco dovrebbe tutelare e non tutela». Ma Vincenzi rilancia e promette: «Chiederemo di ridimensionare i piazzali, grande attenzione ai rischi idrogeologici nell'area a ponente del rio S. Giuliano e tutto questo sarà supportato da una riqualificazione ambientale». Quale è difficile spiegarlo ad una delegazione che attende da anni prima il cosiddetto porto lungo, poi la rimessa in sicurezza ambientale, l'allacciamento ferroviario, il nuovo nodo autostradale. E soprattutto i fantomatici posti di lavoro. «La crisi la paghiamo noi - accusa Maria Rosa Morlé, consigliere di Prc - le traversine d'amianto della ex ferrovia sono ancora lì, così come il container radiattivo in porto. E sono anni che chiediamo un semaforo davanti alla Pam. Neanche quello siete riusciti a metterci».