Là dove rinasce il Coronata

Focaccia e vino bianco, spuntino tradizionale dei vecchi genovesi che uscivano dallo «scagno» e dall’officina, dalle calate portuali o da dietro il banco del negozio, per rompere il digiuno e preparare lo stomaco al pranzo. Ma, attenzione!, la focaccia doveva essere «quella» - pasta di pane ben lievitata, olio d’oliva e sale grosso in superficie - ed anche il bianco doveva essere «quello»: il Coronata. What else? per dirla alla George Clooney. Poi sono venuti l’Italsider, i fumi delle Acciaierie, tanti posti di lavoro in più, ma tante vigne in meno sulla collina fronte mare di Cornigliano, dove l’uva si nutriva di fatica del contadino, di sali della terra e di quelli del mare. In pochi anni, addio Coronata, l’unico vino metropolitano d’Italia. Finché non è arrivato lui, Domenico Barisone, un entusiasta, cocciuto all’inverosimile, e soprattutto grande visionario, di quella schiatta di visionari che riesce a trasformare le visioni in realtà. A poco a poco, ha reimpiantato le barbatelle, le ha fatte crescere e diventare adulte, s’è messo in testa di tirarci fuori un vino generoso, poi sempre migliore. C’è riuscito, ha vinto la sfida, ha fondato pure una Cooperativa che lo ha nominato presidente. E ieri, nella sala teatrale del Santuario, proprio in occasione del venticinquesimo anniversario della Cooperativa Viticoltori Valpolcevera e Coronata, Domenico Barisone, piemontese di nascita e genovese di cuore, ha visto realizzato ufficialmente un altro «sogno»: la riqualificazione della vasta collina di Coronata che entro pochi anni sarà interamente vitata. Sarà proprio lui, infatti, dopo varie trattative, che per la Cooperativa darà l'avvio all’opera di riqualificazione della collina di Coronata il cui uso è in corso di perfezionamento con la proprietà, l'Ente Ospedali Galliera. L'importante progetto - è stato sottolineato per l’occasione - cambierà radicalmente una zona di Genova che turisticamente ha molto da dare, vale a dire la collina che già dalla fine dell'Ottocento era zona prevalentemente agricola, famosa per i suoi vigneti, citati dal Giustiniani nel 1535, ma presenti già nei secoli precedenti, da quando i monaci della Badia di Sant'Andrea degli Erzelli introdussero in zona la coltivazione della vite. Grazie alla viticoltura dei nuovi terreni, entro breve, circa 4 anni, le quantità di produzione potranno essere sensibilmente incrementate fino a quasi 4 ettari. L'obiettivo è di arrivare a una produzione di circa 50mila bottiglie di Coronata. Con Barisone, naturalmente, sempre a dirigere e garantire le operazioni.