L’eccidio tenuto segreto da tutti

L’appello rivolto dal Giornale è stato raccolto e «Katyn» sarà proiettato al Ducale. Il 17 settembre 1939 la Polonia viene invasa. Da ovest dalle truppe di Hitler e da est dall'Armata Rossa. 18.000 ufficiali dell'esercito, 230.000 soldati e 12.000 ufficiali di polizia vengono arrestati dai russi. Tutti i graduati vengono portati in campi di concentramento e nella primavera del 1940, su espresso ordine di Stalin, 15.000 di loro vengono uccisi con un colpo alla nuca e seppelliti in fosse comuni nella foresta vicino a Katyn. I tedeschi scopriranno le fosse nell'aprile del 1943 ma i russi scaricheranno su di loro la colpa del massacro. Solo nel 1990 per la prima volta ammetteranno la responsabilità.
Andrzej Wajda, che a Katyn perse il padre, racconta la vicenda attraverso la storia di Anna, la moglie di un capitano di Cavalleria che, pur non volendo accettarle, si troverà di fronte alle prove dell'esecuzione del marito così come accadrà ad altre donne. Al termine del conflitto, con la Polonia sotto l'influenza sovietica, una cortina di silenzio verrà fatta calare sull'accaduto e chi cercherà di sollevarla rischierà il carcere. Il film di Andrzej Wajda fu presentato fuori concorso a Berlino nel 2007, ma fino ad oggi in Italia è stato quasi introvabile. Colpa di una storia che soprattutto nel finale sconvolge lo spettatore, anche il più abituato a scene di guerra e di morte. Una vicenda che fu coperta da silenzi e omissioni anche che negli anni del dopoguerra, quando i sovietici provarono ad addossare la colpa ai nazisti, imbastendo una serie di testimonianze e prove imbarazzanti, che non convinsero la commissione di Norimberga.