L’eclettico Morelli tra Medioevo e Oriente

Al Castel Sant’Elmo di Napoli fino alla fine di gennaio è allestita una mostra dedicata ad uno dei protagonisti del rinnovamento delle arti a Napoli e in Italia dalla metà dell’Ottocento: Domenico Morelli (Napoli, 1823-1901). Personalità eclettica, imponente statura di uomo di cultura, pittore capace anche di un pragmatico senso politico, Domenico Morelli fu tra quegli esponenti della società meridionale attivi dopo l’Unità in favore dell’ammodernamento delle istituzioni artistiche e della salvaguardia del patrimonio locale.
Artista moderno e intellettuale di rilievo, partecipò attivamente alla vita culturale dell’Italia del suo tempo (di straordinaria ricchezza gli epistolari indirizzati a Pasquale Villari e a Giuseppe Verdi). Al culmine del suo prestigio divenne punto di riferimento per le istituzioni pubbliche, gli artisti, i collezionisti e i mecenati, a Napoli e nel resto d’Italia.
Le sue indiscutibili qualità di colorista e gli effetti drammatici che riusciva a rendere nella pittura lo resero celebre presso i contemporanei e contribuirono a fare di lui un importante rinnovatore della pittura romantica. Una pittura che si nutriva di scrittura. Manzoni e Walter Scott, i canti di Dante, il poeta irlandese Thomas Moore, ai cui Amori degli Angeli dedicò molti dipinti, e, soprattutto, Byron. L’estetica byroniana influirono molto su quella che era la capacità analogica della pittura di Morelli. Tra le sue tematiche molte sono a soggetto letterario, religioso e simbolico, in molti casi volgono al recupero dei valori della grande tradizione italiana del passato. L’opera Gli Iconoclasti, presentata alla mostra borbonica del 1855, divenne il manifesto delle nuove tendenze del verismo storico.
La mostra di Castel Sant’Elmo è promossa dal Comitato Nazionale per le Celebrazioni in onore di Domenico Morelli, realizzata dalla Soprintendenza Speciale per il Polo Museale Napoletano, con Regione Campania e Provincia di Napoli (catalogo Electa).
Vengono proposti dipinti conservati nelle collezioni pubbliche e opere recuperate da raccolte storiche dell’Ottocento. Si tratta di circa cento capolavori che ripercorrono le fasi principali dell’arte di Morelli. L’esposizione si articola in sette sezioni, che riassumono l’evoluzione artistica del maestro: dalla concezione del quadro di storia alle tematiche ispirate al Medioevo e al Rinascimento, dai temi byroniani alle antichità rivisitate attraverso la pittura francese, da Chasseriau a Gerôme, sino all’Oriente suggerito dai modelli di Mariano Fortuny. Sono La formazione - dall’Accademia al verismo storico (1845-1864); recupero del mondo antico. Il Bagno pompeiano; romanticismo byroniano, Morelli e Verdi; la maternità divinizzata; in viaggio per l’Oriente: da Fortuny all’Islam; la tensione al misticismo simbolista: i temi di Cristo e degli Angeli. Una sezione a parte è dedicata alla fotografia, utilizzata come modello e strumento di lavoro pittorico, ma anche come veicolo di diffusione dell’opera dell’artista.
La Mostra «Domenico Morelli e il suo tempo», dunque, racconta la complessità del percorso creativo di questo grande artista italiano e testimonia l’intensità del rapporto che ebbe con la sua epoca, di cui fu capace di assorbire ed elaborare ogni aspetto, ripagando la realtà con la sua presenza feconda nello spirito del tempo e soprattutto con la sua produzione artistica.