L’ecografia? Sette mesi se non paghi

Prestazioni a pagamento: la risposta è al primo squillo. Test sulle liste d'attesa negli ospedali di Milano. Visite oculistiche a ottobre o in 12 giorni sborsando cento euro

Capita di avvertire un dolore allo stomaco, di iniziare a preoccuparsi e di correre dal medico. «Faccia un’ecografia all’addome». Ricetta rossa in mano, cornetta nell’altra, un unico numero da comporre: 800638638. La buona notizia: il numero verde della sanità a Milano funziona, basta armarsi di un po’ di pazienza e nel giro di circa un quarto d’ora una centralinista fissa l’appuntamento in tempi ragionevoli.
Dove? Qui arriva la notizia cattiva, perché per prenotare l’esame che ci ha prescritto il medico nell’ospedale che vogliamo noi, solitamente i tempi si moltiplicano. In questo caso è 30 giorni il tempo massimo d’attesa stabilito dalla Regione: se ci accontentiamo di un poliambulatorio qualsiasi ne basterà aspettare 10 e saremo sdraiati sul lettino, se invece scegliamo il Niguarda per esempio, dovremo aspettare fino a ottobre.
«Al Fatebenefratelli il primo posto libero è il 4 giugno» a meno che la paura per quel fastidioso dolore allo stomaco ci spinga a spendere 150 euro per fare l’ecografia addominale sempre nello stesso ospedale ma in forma privata. Così l’attesa si riduce a una sola settimana. Volendo risparmiare un po’, basta rivolgersi al Policlinico, dove il medesimo esame costa 30 euro in meno, «ma questo è il prezzo di base, può variare a seconda del medico».
Disturbo diverso, stesso iter. Chiamando il Cup si riesce a ottenere una visita oculistica generica in 15 giorni, ma se si vuole il reparto del Fatebenefratelli toccherà aspettare fino a fine ottobre, al San Paolo fino a luglio, attesa che nel primo caso si ridurrà a due settimane sborsando 100 euro. Per ogni ospedale un tariffario diverso, che spesso a sua volta, si diversifica a seconda del medico richiesto. Così per una visita oculistica si parte dagli 80 euro del San Paolo per poi salire: 85 al Niguarda, 90 all’Humanitas e così via.
Poi si sa, anche in questi casi un po’ di fortuna non guasta mai: «La prima visita ortopedica disponibile al Pini è fra un mese. È un caso signora - mi spiega la centralinista - probabilmente qualcuno ha appena disdetto perché di solito qui i tempi sono lunghissimi». Quasi quanto la snervante attesa al telefono per prenotare un visita con il Servizio sanitario nazionale all’Humanitas: casomai uno perdesse la pazienza, alla musica che proviene dalla cornetta si alterna una vocina che ricorda il numero per prenotare un altro tipo di visite, quelle a pagamento. In quel caso infatti, una gentile centralinista risponde già dopo il primo squillo. «Vi sembra un comportamento dignitoso? - si domanda Emilio Didonè, responsabile Cisl per la sanità a Milano -. È assurdo che basti tirare fuori il portafoglio per bruciare i tempi».
Deve stare in coda anche chi è costretto a subire un intervento. In questo caso è più difficile mettere a confronto i diversi ospedali cittadini perché è compito del singolo medico «prenotare» l’operazione inserendo il paziente nella lista d’attesa a seconda del grado d’urgenza. Ma resta una costante: basta pagare per accedere a canali preferenziali. Prendiamo ad esempio un anziano con problemi alla vista che voglia sottoporsi a un intervento alla cataratta presso la casa di cura San Pio X. Davanti a lui avrà due possibilità: attendere quattro mesi per il Servizio sanitario nazionale, o massimo due settimane sborsando 3mila e 500 euro se sceglie di fare tutto in day hospital, 4mila invece se sta più tranquillo facendosi ricoverare almeno una notte. «Cifre che possono variare a seconda del cristallino che si utilizza - spiegano dalla clinica - ma di questo dovrà parlarne con il medico».