L’economia egiziana in caduta libera

L’Egitto, dal punto di vista economico, è in una situazione di grave precarietà, anche per la chiusura di molte attività (Borsa inclusa) a causa dei problemi di sicurezza. E un nuovo duro colpo è arrivato ieri da Standard and Poor’s che ha annunciato di aver abbassato il rating del debito da Bb+ a Bb, e di ipotizzare per il Paese un nuovo abbassamento entro tre mesi a causa dell’instabilità politica. Una decisione simile era stata presa lunedì da Moody’s: declassamento del rating a Ba2. «L’instabilità politica e i disordini rallenteranno la crescita economica dell’Egitto e avranno un effetto sulle sue finanze pubbliche», osserva S&P in una nota. Questo declassamento non toglie comunque che l’Egitto resti nel novero dei Paesi il cui debito è considerato «solvibile». S&P ha precisato di «mettere il debito a lungo termine sotto un outlook negativo», suscettibile cioè di essere ulteriormente tagliato nei prossimi mesi. Preoccupato è il numero uno del Fondo monetario internazionale, Dominique Strauss-Kahn, il quale fa sapere che rivolte come quella egiziana possono scoppiare in qualsiasi altro Paese con un alto livello di disoccupazione.
Alcune grandi ditte straniere hanno interrotto l’attività e in queste ore stanno rimpatriando gran parte del personale. L’italiana Pirelli sta monitorando la situazione. In Egitto il gruppo milanese è presente e negli ultimi giorni registra una produzione ridotta «al 40%», come ha spiegato il presidente Marco Tronchetti Provera. A quasi 2,5 miliardi, poi, ammonta l’export italiano verso l’Egitto tra gennaio e ottobre 2010. Il valore delle importazioni è invece intorno a 1,5 miliardi, con un saldo in calo di 109 milioni. Intanto, a dare un po’ di respiro ai mercati, dopo le sofferenze dei giorni scorsi causate dalla rivolta contro il presidente Hosni Mubarak, sono stati alcuni dati positivi sullo stato di salute dell’economia globale. L’euro è volato sopra il muro di 1,38 dollari, toccando i massimi da oltre due mesi a questa parte, le Borse europee hanno recuperato le perdite di venerdì, mentre il petrolio è sceso sotto i 91 dollari al barile.
A Milano il titolo Italcementi, oggetto di pesanti vendite per la crisi egiziana, ieri ha chiuso con un +6,11%. Le azioni avevano perso terreno nei giorni scorsi a causa dei timori legati all’Egitto dove gli scontri avevano fatto impennare il prezzo del greggio. In tale contesto, tuttavia, in Borsa hanno ben tenuto i titoli energetici. Restano sempre non poche incognite come, se la situazione si dovesse aggravare, quella della chiusura dello strategico Canale di Suez. «Un’ipotesi - secondo Goffredo Galeazzi, direttore della Staffetta Quotidiana - che comporterebbe sicuramente un forte impatto sui prezzi petroliferi».