L’economia con i numeri inventati

Dopo aver assistito alla performance di Prodi alla Camera sul caso Telecom, il desiderio di emulare il Presidente deve aver pervaso l'intera squadra di governo: solo così si spiega come possa nascere un articolo come quello che Visco ha consegnato per la pubblicazione all'Unità con il titolo emblematico di «Tutta la verità sulla finanziaria...», un lungo testo pieno di falsità così evidenti che credo abbiano fatto fare un salto sulla sedia a più di un lettore, se pur ben disposto nei suoi confronti. La tesi del viceministro è semplice: la sinistra ha lasciato nel 2001 un'Italia sfolgorante, al vertice delle economie industrializzate, dove nei fiumi scorrevano il latte e il miele... ma dopo cinque anni di governo del centrodestra in Italia «sono rimaste macerie», il Paese è «spappolato» e le condizioni sono diventate «precarie e critiche». Ma niente paura! Meno male che adesso sono ritornato io e con la mia meravigliosa finanziaria rimetterò tutte le cose a posto.
Fin qui niente da dire: i testi comici sono sempre graditi e sono stati proposti agli italiani da politici di ogni colore. Il problema sorge quando all'interno della barzelletta si mettono dei numeri, perché se qualcuno non si prende la briga di smentirli poi un lettore affrettato potrebbe pensare che si stia parlando di cose serie. Si potrebbe smontare quasi ogni riga dell'articolo di Visco, ma limitiamoci a qualche esempio eclatante e che possa essere facilmente verificato anche dai lettori. Visco afferma testuale che «nel 2000 il Prodotto interno lordo pro-capite superava e non di poco quello medio europeo, oggi è inferiore alla media europea». Sono convinto che anche senza essere laureati in economia l'affermazione suona strana. Abbiamo tante qualità, ma più ricchi della media degli europei non siamo mai stati, quanto meno non in tempi moderni.
Eppure la sinistra al governo aveva evidentemente fatto anche questo miracolo. È possibile che i tecnici del ministero non si siano accorti che nel 2000 c'erano ancora le lire e abbiano fatto vedere a Visco un numero bello grosso che ha colpito la sua fantasia. E dire che anche le tabelle Eurostat che abbracciano il periodo pre-euro hanno avvertimenti grandi così sul fatto che i dati non sono omogenei e distorti... Ma noi torniamo con i piedi per terra e andiamo alla fonte di riferimento per eccellenza dei dati economici mondiali, vale a dire il «World Development Indicators», pubblicazione della Banca Mondiale che raccoglie i dati per ogni nazione. Lo si trova nella sezione «data&research» del sito www.worldbank.org. Se richiamiamo i dati del Pil pro capite dell'Italia e dei Paesi dell'area euro nel 2000 la banca mondiale dice che si trattava rispettivamente di 20.160 e di 22.000 dollari. Se richiamiamo i dati del 2005 il risultato è 30.010 contro 31.914 dollari, quindi in proporzione la situazione è migliorata.
Come la mettiamo? O sbaglia la Banca Mondiale e tutti i testi di economia devono essere buttati via e corretti, o sbaglia Visco e fa una figuraccia. Scegliete voi quale sia la soluzione più comoda. Particolarmente indigesta risulta poi la parte di commento alla nuova legge finanziaria: testuale «Degli oltre 7 miliardi destinati alla riforma dell'Irpef, oltre la metà sono stati impegnati sui lavoratori dipendenti, in modo da raggiungere il risultato di una riduzione media di 2 punti del cosiddetto cuneo fiscale». Ma vi rendete conto? Visco afferma che sta «regalando» ai contribuenti 7 miliardi di Irpef ma si «dimentica» di dire dove li prende, vale a dire dai lavoratori stessi. Non ci credete? Andate sullo «speciale finanziaria» del sito www.governo.it e se avete voglia leggete le prime pagine della Relazione Tecnica alla legge, troverete i seguenti numeri: maggiori entrate per nuove aliquote Irpef = 436 milioni, maggiori imposte locali dovute alla sostituzione delle deduzioni in detrazioni = 406 milioni, maggiori imposte dovute agli effetti delle aliquote sul Tfr = 130 milioni; poi saltate un centinaio di pagine più avanti e aggiungete 991 milioni di maggiori contributi, togliete 1400 milioni di assegni familiari ed eccolo il regalo di Visco: più tasse per 563 milioni. Non siamo noi ad inventarci queste cose: le scrive il governo...
Spariti i 7 miliardi di Irpef e sparito il cuneo fiscale con buona pace dei sindacati che continuano a chiedere nei loro documenti inneggianti alla finanziaria «dove e in che misura si attuerà il promesso taglio del 40% del cuneo fiscale per i lavoratori dipendenti». Aspetteranno per un bel pezzo. La logica di Visco è la stessa con cui confezionò sul Corriere una risposta a Michele Salvati poi caduta nell'imbarazzo generale: se ti prendo mille euro con la mano destra e ti do cento euro con la sinistra posso affermare senza tema di smentita che ti ho dato cento euro. Delle due l'una: o ci crede veramente (e allora è un problema) o pensa che tutti gli italiani siano stupidi e allora il problema è di quegli italiani che lo hanno votato.