L’economia in Italia riparte con un record

da Roma

L’Italia è uscita dalla recessione, con un rimbalzo del pil nel secondo trimestre superiore a ogni previsione. Il + 0,7% registrato dall’Istat rispetto ai tre mesi precedenti rappresenta l’espansione più sostenuta degli ultimi quattro anni. Il risultato è tanto più positivo in quanto, nel resto d’Europa, le cose sono andate meno bene: la media dell’area euro è risultata pari al + 0,3%, con la Germania a quota zero e con la Francia (il dato sarà reso noto oggi) che non dovrebbe discostarsi dallo 0,2%.
Su base annua, cioè rispetto allo stesso trimestre del 2004, la crescita del pil è ritornata positiva (+ 0,1%); e l’Istat calcola che la crescita acquisita per quest’anno (se la seconda metà del 2005 dovesse teoricamente restare sempre ferma a quota zero) è di meno 0,1. Le ultime stime del governo, contenute nel Documento di programmazione economica e finanziaria, parlavano di un 2005 a crescita zero, e di un rimbalzo nel 2006. Sulla scorta dei dati resi noti ieri, il ministro dell’Economia Domenico Siniscalco può essere un po’ più ottimista: il dato del pil trimestrale, «al di là delle aspettative», riflette i segnali positivi che Siniscalco aveva ricordato il mese scorso in Parlamento e all’assemblea dell’Associazione bancaria. In quelle occasioni, il ministro affermò che l’Italia era uscita dalla recessione. «Ora - dice il ministero dell’Economia in una nota - è interesse di tutti consolidare questi andamenti, e trasformare il dato trimestrale in una tendenza positiva. Il governo proseguirà, rafforzandola, la linea di politica economica».
Alla vigilia, le stime degli economisti sulla crescita del pil italiano in primavera erano molto inferiori: si parlava di uno 0,2%, non di più. Invece è giunto un risultato assai positivo, grazie alla combinazione di diversi fattori: alla tenuta dei consumi interni, pubblici e privati, si è aggiunta infatti una ripresa dell’export. «Tiene la domanda interna, e aumentano le esportazioni», afferma il ministero dell’Economia. Le cifre disaggregate saranno rese note il 9 settembre dall’Istituto di statistica, che tuttavia segnala che il risultato del trimestre aprile-giugno è «la sintesi dell’aumento del valore aggiunto dell’industria e dei servizi, e di una sostanziale stazionarietà dell’agricoltura». Dunque, la ripresa ha anche una componente industriale. A questa si aggiungerebbe un buon andamento nel settore delle costruzioni. «La crescita del pil, alimentata dal valore aggiunto dell’industria - osserva il ministro delle Attività produttive Claudio Scajola - conferma come il nostro Paese rimanga a forte vocazione industriale».
I prossimi mesi saranno cruciali per capire se quello del secondo trimestre è un rimbalzo episodico, oppure se la tendenza è mutata rispetto al quarto trimestre 2004 ed al primo del 2005 quando la crescita era risultata negativa dello 0,4 e dello 0,5%, spingendo l’Italia in recessione tecnica. I dati del resto d’Europa sono contraddittori: solo Olanda e Spagna, rispettivamente con l’1,2% e lo 0,9%, sono cresciute più del nostro Paese nel secondo trimestre. Tuttavia, la Commissione di Bruxelles ed Eurostat stimano che l’area dell’euro potrebbe crescere dello 0,4% nel terzo trimestre e arrivare allo 0,6% nel quarto. «In primavera l’economia europea non ha brillato, ma l’incremento del commercio internazionale - spiegano alla banca JP Morgan Chase di Londra - porterà un buon ambiente economico per i prossimi sei mesi».
Anche la Bce appare ottimista. Nel bollettino di agosto, reso noto ieri, la banca centrale di Eurolandia comincia ad utilizzare un po’ di color rosa: l’espansione economica in Europa sarà «durevole, benché graduale, in presenza di una vigorosa crescita della domanda mondiale. I dati congiunturali più recenti - dice ancora la Bce - mostrano qualche miglioramento, e la migliorata competitività dovrebbe spingere le esportazioni». Sullo sfondo, però, l’incognita del petrolio, i cui prezzi battono ogni record giorno dopo giorno.