"L’Economist" boccia il governo: "Vedi la spazzatura e poi muori"

Un articolo ripercorre cause e tappe della vicenda. Dito puntato sui responsabili politici

Pubblichiamo l’articolo intitolato «Spazzatura a Napoli: vedila e poi muori» che il prestigioso settimanale britannico «The Economist» dedica all’emergenza rifiuti in Campania.

I rifiuti accumulati nelle strade della città non sono solo poco salutari, ma soprattutto rappresentano un azzardo politico. Ricordano agli elettori la fragilità della loro civiltà - il che può indurli a ribellarsi ai propri rappresentanti politici. La spazzatura non raccolta aiutò a indebolire il governo Labour di James Callaghan nel famoso «inverno del malcontento» nel 1978-79.
Così a prima vista sorprende che il governo di centrosinistra di Romano Prodi abbia lasciato impuzzolentire la situazione dei rifiuti in Campania, la regione di Napoli. Dall’8 gennaio qualcosa come 60mila tonnellate di spazzatura sono state accumulate in strada, circa 5mila delle quali nella sola Napoli. I residenti si sono opposti alla riapertura di una discarica fuori dalla città affrontando scontri notturni con la polizia.
Questa crisi è tanto contro il governo quanto contro la spazzatura. Non è scoppiata in una notte. La Campania è afflitta dalla piaga dei rifiuti da circa 14 anni. Circa 8 miliardi di euro (11 miliardi di dollari) sono stati già spesi. I camion della nettezza urbana si sono fermati il 21 dicembre, perché le discariche intorno a Napoli erano piene e un inceneritore che doveva essere pronto non lo era. Entrambi gli sviluppi erano prevedibili. Il sindaco di centrosinistra di Napoli, Rosa Russo Iervolino, aveva avvisato Prodi della crisi all’orizzonte un anno fa. Ma niente è stato fatto. Il problema principale è che la Campania non ha inceneritori moderni. Il motivo è che i piani per costruirli hanno incontrato la determinata, e spesso aggressiva, contrarietà degli abitanti del luogo. La loro protesta è stata spesso sostenuta, se non orchestrata, dalla potente organizzazione criminale, la camorra, che realizza succulenti profitti dallo stoccaggio dei rifiuti in discariche illegali. Ma molti napoletani sono sinceramente preoccupati delle emissioni degli inceneritori proposti alla città. C’erano state critiche sul loro progetto. E poiché meno di un ottavo dei rifiuti della città è differenzato prima di essere raccolto, c’è il timore che materiale tossico possa essere bruciato insieme a materiale innocuo.
Prodi prima ha mandato l’esercito per togliere la spazzatura dalle strade intorno agli edifici scolastici, affinché le scuole riaprissero dopo le vacanze. Poi, l’8 gennaio, ha annunciato una serie di misure. Ha nominato un commissario speciale, l’ex capo della Polizia Gianni De Gennaro, con potere di spazzare via la montagna di rifiuti, un mandato di 120 giorni e un aiuto continuato e garantito da parte dell’esercito. Prodi ha anche promesso tre nuovi inceneritori e «sufficienti» nuovi siti per le discariche. Ha dato alle autorità locali 4 mesi per la raccolta differenziata, pena il commissariamento. Prodi in precedenza aveva detto di voler risolvere in maniera definitiva il problema dei rifiuti a Napoli. Il suo piano potrebbe funzionare se venisse applicato. Ma a tal proposito c’è certamente molto scetticismo. De Gennaro è almeno il settimo «zar dei rifiuti» campani. Il premier non ha stabilito una scadenza per completare gli inceneritori, la cui realizzazione richiede almeno tre anni. Né ha detto come ha intenzione di superare l’opposizione degli abitanti alla creazione di discariche, che potrebbe addirittura essere più feroce rispetto a quella opposta alla costruzione di inceneritori.
Almeno una delle misure annunciate da Prodi ha avuto un impatto immediato. Le altre regioni italiane dovranno farsi carico di una parte dei rifiuti della Campania. Ma questo contrasta sia con la normativa italiana sia con quella europea (l’Unione europea ha già minacciato un intervento contro l’Italia sui rifiuti di Napoli). Prodi lo ha definito un espediente a breve termine per consentire misure di più lungo respiro. Ma nella crisi dei rifiuti della Campania niente si è dimostrato più inutile di soluzioni a lungo termine.