L’editore che ha salvato i capolavori «dimenticati»

I n un panorama editoriale affollato da bestseller e povero di idee, in cui le scelte sono condizionate dalle vendite e le vendite dalle mode, la casa editrice milanese Il Polifilo è una gloriosa eccezione. Nata nel 1959 dall’omonima libreria antiquaria dello scrittore milanese Alberto Vigevani (1918-1999), che la fondò insieme al fratello Enrico e all’amico Lodovico Lanza (poi, nel 1968, si unì alla direzione il figlio Paolo che oggi continua l’attività), si è resa promotrice e nume tutelare di un patrimonio culturale italiano altrimenti perduto. La linea editoriale prescelta, e tuttora mantenuta, era quella di pubblicare o ristampare i libri che, per il valore letterario e il gusto raffinato della stampa, non fossero soggetti alle tendenze del momento, ma fossero degni di essere collezionati e restare nel tempo. E Libri che restano è il titolo della mostra, a cura di Andrea Kerbaker, dedicata ai cinquant’anni della casa editrice, che sarà inaugurata giovedì a Palazzo Sormani dal figlio Paolo, attuale direttore, e resterà aperta fino al 27 marzo (via Sforza 7, tel. 02-88463372).
Scrittore, giornalista e uomo di cultura (fu tra i fondatori di Corrente con Sereni, De Grada e Treccani), Alberto Vigevani nel ’41 aprì a Milano una libreria antiquaria prendendo il nome da un libro: il volume più bello e misterioso che sia mai stato stampato in Italia, la Hypnerotomachia Poliphili, edita nel 1499 a Venezia dal maestro Aldo Manuzio. Da qui il nome Il Polifilo, prima dato a una libreria, poi a una casa editrice, gloria e orgoglio dell’editoria italiana.
In mostra, e nel catalogo, si possono trovare le stampe dei grandi incisori e vedutisti, da un classico come Piranesi ad autori meno noti, ma non di minor pregio, come Eugène Ciceri, Marc’Antonio Dal Re, Giuseppe Vasi; riproposte dei grandi trattati di architettura, come quelli di Vitruvio, di Leon Battista Alberti, del Filarete, del Palladio; e quei testi che valorizzano l’eccellenza italiana in campi come la scienza, la tecnica, le arti, la botanica, la vita rustica e civile (L’arte dei giardini con scritti di Boccaccio, Filarete, Bembo, Raffaello, e poi Arte della caccia, Arte della cucina, Scritti di agricoltura, Sport e giuochi).
Non mancano una serie dedicata al teatro italiano (compresi i testi di Lorenzo Da Ponte, il librettista caro a Mozart); documenti sulle arti del libro (quelli su Aldo Manuzio o il manuale di Giambattista Bodoni); e testi rari o inediti della collana, straordinaria, La Biblioteca perduta.
Serio, colto, elegante, amante dei libri e della sua Milano, da Alberto Vigevani c’era sempre qualcosa da imparare, sia dai testi che scrisse, sia da quelli stampò. Spiegava come il libro dovesse «tendere alla perfezione»: dei contenuti, andando alla riscoperta di antichi capolavori dimenticati o che il gusto di un'epoca aveva confinato fra i testi per specialisti; e della forma, dalla scelta della carta (spesso di apposita fabbricazione, con filigrane speciali), ai caratteri, alla stampa, fino alle legature, sempre curatissime, dalle semplici brossure a quelle con dorso in marocchino. Un’attenzione d’altri tempi, erede di quella grande tradizione tipografica italiana, da Manuzio a Bodoni, magistralmente ripresa da stampatori come Giovanni Mardersteig o Luigi Maestri che con Il Polifilo hanno sempre collaborato.
Per non parlare degli autori e curatori nel catalogo: da Eugenio Montale a Jorge Luis Borges, da Dante Isella a Piero Chiara, fino a Paolo Portoghesi, Cesare De Seta, Guido Piovene, Carlo Dionisotti, Mario Praz, Harold Acton. Cinquant’anni di stile e qualità, di testi utili e curati, di scelte creative e coerenti, legate a un orientamento preciso di Cultura, perpetuato con passione e serietà dal figlio Paolo.
Gli ultimi nati, in casa Il Polifilo, sono il volume Passeggiate lariane del 1939 (con il quale Carlo Linati riprende i suoi deliziosi itinerari lombardi iniziati con Sull’orme di Renzo del 1919 e Le Tre Pievi del 1922) e il Breve compendio della vita di Tiziano, apparso a Venezia con i tipi dello stampatore Sante Grillo nel 1622: la prima biografia completa di Tiziano Vecellio scritta da un omonimo discendente dell’artista, a sua volta pittore, detto il Tizianello.