L’editore che non si arrende alla resa

Il punto dolente di ogni piccola casa editrice italiana è la distribuzione. Inutile produrre metri cubi di carta che poi non si riesce a smaltire. Più che inutile, dannoso, per via dei costi di magazzino. Migliaia di piccole case editrici si scontrano con questa realtà: la loro offerta finisce soffocata nelle strozzature del sistema e non incontra la potenziale domanda. Si stampano troppi libri, infinitamente più di quanto il mercato sia disposto ad assorbirne. Si lavora per il macero.
Ma qualcuno finalmente comincia a rendersene conto e, anziché continuare a sbattere la testa come una mosca nel bicchiere, escogita soluzioni alternative. Usando la Rete, per esempio. Antonello Cassan, di Genova, nel 1999 ha inaugurato la sua attività editoriale con il marchio Liberodiscrivere. «L’idea, che già nel 2000 ha cominciato a funzionare, è quella di eliminare il magazzino», spiega. «Noi ci impegniamo a leggere qualunque scritto, entro sei mesi, ed eventualmente a pubblicarlo, stampandolo però in una tiratura minima, di poche decine di copie. Il libro viene messo in vendita direttamente in Internet o alle presentazioni o esposto in occasione delle principali fiere: Fiera del libro di Torino, Castello di Belgioioso di Pavia, Fiera della Microeditoria, a Chiari (Brescia), Pisa Book Festival, Più libri più liberi, Roma. Non riempiamo le librerie di nuovi titoli che i potenziali lettori non troverebbero neppure perché finirebbero smistati in improbabili scaffali. Non appesantiamo la distribuzione libraria, sommersa da titoli invenduti. Ed evitiamo gli oneri della resa».
A questo punto va detto chiaro e forte che Antonello Cassan non è un editore a pagamento. Non chiede soldi per leggere i manoscritti, non vincola gli autori all’acquisto di un numero minimo di copie, non esige contributi per la stampa. In altre parole, non spenna i polli. Richiede soltanto che ogni aspirante autore compri un libro della casa editrice o versi una specie di «gettone» di 30 euro. «Questo perché in molti mandavano manoscritti alla cieca, senza neppure conoscere i nostri intenti e la nostra produzione». Gli iscritti per ora sono 7-8mila. Quelli pubblicati circa 150, dunque sotto il 2 per cento degli aspiranti: siamo nella media nazionale. Una prima cernita del materiale pervenuto è compiuta proprio dagli stessi iscritti. Il tutto avviene via Internet, attraverso il sito liberodiscrivere.it.
Naturalmente Cassan non promette a nessuno risultati spettacolari. Per quanto non abbia rinunciato al rapporto con le librerie, sa bene che i suoi prodotti sono richiesti, quando lo sono, in un basso numero di copie. Ogni opera pubblicata (ci sono nove collane) viene stampata in un numero minimo di una ventina di copie e quando va bene raggiunge le duemila. E gli autori non sono molto noti al grande pubblico. Non ne citiamo per non far torto a nessuno. Alcuni saranno presenti alla imminente Fiera del libro di Torino. L’attività di Liberodiscrivere si svolge parallela a manifestazioni culturali di ogni tipo, anche legate alla musica, all’arte e allo sport.
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