L’editoria dell’oro di Mario Monti

Torna «I briganti italiani» dello scrittore-editore che fu l’intelligenza storica della Longanesi

La piccola casa editrice napoletana Partagées ha ripubblicato il libro di Mario Monti (1925-1999) I briganti italiani, uscito nel 1959, dalla Longanesi&C. Un’occasione per parlare del libro in questione, quanto dello scomparso autore.
Figlio del fondatore della Longanesi, Giovanni Monti, già imprenditore dell’industria chimica che, spinto da passione bibliofila e da volitivo temperamento affidò, nel 1946, la neonata casa editrice (intitolandola proprio a suo nome) all’estro insieme balzano e geniale di Leo Longanesi, l’autore dei Briganti italiani si dimostrò fin dai suoi più verdi anni tutt’altro che il rampollo privilegiato di tanto padre. Anzi, a sedici anni, incoraggiato dagli utili consigli dello zio d’acquisto Elio Vittorini, l’adolescente Monti scrisse il suo primo testo letterario intitolato Il mare chiama arieggiante certi modi e toni tipici degli scrittori nordamericani. Ma poi, disciplinatamente, fece i suoi studi di chimica e biologia, si attardò in un proficuo, prolungato soggiorno a New York (assolvendo al compito di corrispondente del Tempo e della Settimana Incom) con frequentazioni culturali preziose come i compatrioti Nicolò Tucci, Giuseppe Prezzolini e, ancora, con gli scrittori del momento Truman Capote, Nadine Gordimer e grandi graphic designer Peter Arno, Saul Sternberg. Insomma, una sorta di informale apprendistato che di lì a poco, al suo «ritorno a casa», a Milano gli sarebbe stato di essenziale aiuto nella nuova carriera di editore.
Infatti, inserito nell’organigramma dirigente dell’editrice del padre, gestita con dispotica, anticonformistica intraprendenza dal bizzoso Leo Longanesi, il giovane Mario Monti si barcamena, fino alla metà degli anni Cinquanta, tenendo - si direbbe - sotto profilo basso le sue pressanti ambizioni di soppiantare lo spigoloso titolare della casa editrice.
Ora, Monti junior abita nella prestigiosa via Bigli, giusto accosto alla casa di Eugenio Montale. Tra i due s’instaura presto un cordiale rapporto amicale, tanto da consentire altresì scambi d’idee, di progetti editoriali tutti nuovi. Dopo gli iniziali passi della rinnovata gestione, la Longanesi precetta testi e autori di prestigio e rinomanza internazionali quali il filosofo Bertrand Russell, gli scrittori Henry Miller, Isaac Bashevis Singer, il misterioso B. Traven (l’autore del Tesoro della Sierra Madre) e altri gandi nomi. Tutto ciò senza trascurare i letterati italiani di consacrata fama come Giovanni Comisso, Mario Praz e, anzi, ampliando il ventaglio delle proposte a Pasolini (L’usignolo della chiesa cattolica), Sandro Penna, Elsa Morante.
Un crescendo, insomma, di innovazioni, di iniziative che culminano nell’invenzione della popolare collana dei «Pocket», sortita quasi concomitante con i mondadoriani «Oscar» e destinata a un rapido, vistoso successo di pubblico e di critica. Per un ventennio circa la sorte della Longanesi&C. guidata da Mario Monti sembrò instaurare una insperata «età dell’oro» nel mondo letterario italiano. Sembrò, soltanto, purtroppo, poiché tetri giorni di crisi economica, di sordidi maneggi destabilizzatori minarono le basi, la struttura stessa di questa, come di altre piccole e medie case editrici (Vallecchi, Sansoni, Marietti), fino a indurre a battute d’arresto pregiudizievoli, superate soltanto sul finire degli anni Settanta da azzeccate pubblicazioni quali Nove settimane e mezzo, L'amico ritrovato, ecc.
Nello stesso scorcio di tempo, Mario Monti si prodiga, altresì, come scrittore in proprio che, partendo dal romanzo Acqua, si conferma via via nei più tardi lavori letterari Gli esploratori, Gli eroi dei due poli, Il nascondiglio, Passarono di qui, Il guerriero dalle ali spezzate per culminare, nel 1995, con Un gran bel mondo, romanzo incentrato sulle grandi famiglie della Milano novecentesca. Tutto, dunque, ha fatto, scritto l’editore-scrittore Mario Monti. È stato, ben altrimenti, un «gentiluomo di ventura» come il conradiano Lord Jim. E come tale ameremmo ricordarlo.